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Sul Patto di Stabilità il tempo stringe ma la riforma è in stallo | Lo scenario

Il tempo stringe per la riforma del Patto di stabilità e crescita.

Entro fine anno serve un’intesa, ma le trattative sono in stallo, e non solo per la lunga pausa estiva.

La Germania è ancora arroccata sulla richiesta di un taglio annuo al debito dei Paesi più indebitati.

La Francia cerca come evitare un aggiustamento che rischia di essere ‘monstre’.

E l’Italia punta a tutelare gli investimenti strategici.

La presidenza spagnola ha messo il sostegno agli investimenti tra i quattro pilastri del negoziato, ma la partita per poterli scorporare dal conteggio del deficit è tutta da giocare.

Intanto al Consiglio economico informale di Santiago di Compostela (venerdì e sabato) il confronto partirà in salita per l’Italia: All’avvio dei lavori dell’Eurogruppo Roma sarà subito chiamata a spiegare come sta andando la ratifica del Mes, visto che l’Italia resta l’unico tra i venti Paesi aderenti a non aver ancora votato il trattato rivisto.

In agenda anche gli sviluppi macroeconomici, e c’è da scommettere che il nuovo rialzo dei tassi al 4,5% annunciato dalla Bce sarà al centro del confronto.

La presidente dell’istituto centrale Christine Lagarde sarà presente con Fabio Panetta (l’Eurogruppo dovrà anche confermare la nomina di Piero Cipollone in Bce al suo posto).

Tornando alla governance economica Ue, per l’Italia resta il nodo dell’alto debito, destinato a peggiorare con il Superbonus.

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti si è già detto a favore di un rientro, ma il tema resta trovare una via perché il taglio sia responsabile, serio ma realistico.

La presidenza spagnola dell’Ue vuole comunque mantenere l’impegno per un accordo sulla riforma entro fine anno.

A Santiago arriva però a mani vuote.

Il lavoro degli sherpa sulle tre proposte legislative di aprile dalla Commissione non si è mai fermato.

Ma mancano ancora le decisioni politiche più complesse.

Innanzitutto sul ‘braccio preventivo’: i paletti dell’Ue sulla spesa per tener sotto controllo i conti pubblici.

Nella proposta della Commissione europea, presentata in aprile, gli investimenti strategici per l’Ue erano tutelati con un allungamento dei tempi per l’aggiustamento (da 4 a 7 anni), ma il punto è già stato annacquato e anche così i tedeschi insistono su garanzie annue di rientro.

Negli ultimi giorni gli spagnoli avrebbero “testato bilateralmente i Paesi più grandi con un documento – si è appreso da un funzionario a conoscenza delle trattative -.

È un testo ancora tecnico, su cui si dovrà lavorare ancora se si vuole trovare un accordo”.

Non dovrebbe essere però sul tavolo dei ministri già a Santiago, anche perché oltre ad essere ancora molto tecnico non è neppure stato condiviso con tutte le delegazioni.

Le diplomazie, poi, continuano a registrare dai tedeschi aperture nella forma, ma fermezza sulla richiesta di garanzie che il debito scenderà subito e anno dopo anno.

I progressi sul dossier non sono stati aiutati dalla candidatura per la presidenza della Bei della vicepremier spagnola e alla guida di turno del Consiglio Ecofin di Nadia Calvino.

Anche a Delhi a margine del G20, da quanto è filtrato, ha usato i bilaterali per far campagna elettorale.

In giornata, comunque, in un’intervista alla tivù galiziana ha chiarito che negli incontri a margine dell’Ecofin non discuterà della propria candidatura (più favorita dopo la nomina in settimana della numero due della Bundesbank Claudia Buch alla vigilanza).

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