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Stellantis privilegia la produzione low cost | Lo scenario

Ormai da settimane è al centro della scena e giorno dopo giorno, scrive MF-Milano Finanza, i riflettori sono sempre più puntati su Stellantis e le sue mosse.

Dopo l’estensione della cassa integrazione nello stabilimento di Mirafiori, il capitolo più recente di una vicenda che probabilmente ne avrà ancora molti altri, ieri il presidente John Elkann ha incontrato a Roma il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, il capo dello Stato, Sergio Mattarella e il governatore di Bankitalia, Fabio Panetta, ribadendo l’impegno per realizzare i progetti industriali in atto e per le attività di comune interesse oggetto del tavolo al ministero dei Trasporti.

Nel frattempo, i sindacati (Fiom, Fim e Uilm unite) hanno chiesto un incontro alla premier, Giorgia Meloni, e al ceo del gruppo, Carlos Tavares, da tenersi a Palazzo Chigi per «aprire un tavolo di confronto puntuale sulla situazione degli stabilimenti italiani del gruppo e della rete di fornitura».

La tensione resta altissima.

La politica italiana – da Meloni al ministro delle Imprese Adolfo Urso ma non soltanto – accusa Stellantis di privilegiare gli interessi francesi rispetto a quelli italiani, tagliando produzione e personale molto più facilmente negli stabilimenti ex Fiat in Italia rispetto a quelli della ex Peugeot al di là delle Alpi.

Ma Stellantis sta davvero privilegiando così tanto la Francia rispetto all’Italia?

Forse no, e probabilmente la questione non è limitata a un derby Italia-Francia ma è più semplicemente una sfida tra Paesi ad alto e a basso costo produttivo.

La domanda se l’è posta il quotidiano francese Les Echos che, dati alla mano, spiega che «nelle fabbriche i numeri di produzione del gruppo non descrivono la stessa realtà raccontata dai politici italiani, anche se Carlos Tavares riteneva già al momento della fusione che le fabbriche in Italia fossero meno produttive rispetto ai siti francesi nonostante un costo del lavoro inferiore».

Un rappresentante del governo francese (Nicolas Dufourcq, ceo di Bpi) siede nel cda, ma forse non è così efficace nel far valere le esigenze francesi o probabilmente a contare di più nelle scelte di Stellantis sono motivazioni legate a redditività e remunerazione per gli azionisti.

Perché infatti, secondo dati di S&P, dal 2019 sono proprio le fabbriche francesi ad aver subìto il calo maggiore dei volumi produttivi: il numero di veicoli usciti dalle linee di assemblaggio transalpini di Stellantis è diminuito di quasi il 40%, passando da 1,2 milioni a 737 mila nel 2023, mentre nel frattempo gli impianti italiani ex Fiat hanno fatto segnare un -8% da poco più di 800 mila a circa 750 mila.

E nel 2023 la produzione italiana di Stellantis è aumentata dell’11% a 748.

270 unità, sempre secondo S&P, e ciò ha consentito all’Italia di superare la Francia di alcune migliaia di auto.

Il governo italiano vorrebbe un milione di auto prodotte negli impianti ex Fiat, ma S&P Global stima al contrario una diminuzione del 12% dei volumi nel 2024, seguita da un ulteriore calo del 6% nel 2025.

Ma non se ne avvantaggerà la Francia, che dovrebbe vedere i suoi volumi aumentare del 2% quest’anno per poi stabilizzarsi intorno a 730 mila unità nel 2025.

La sfida dentro Stellantis non è Italia-Francia; Roma e Parigi in realtà subiscono la concorrenza dei Paesi a più basso costo.

In primis la Spagna, che senza essere la casa né di Peugeot né di Fiat lo scorso anno ha prodotto oltre un milione di veicoli nei tre stabilimenti Stellantis, ma soprattutto i Paesi del Mediterraneo e quelli dell’Est Europa.

Algeria a parte, dove si sta espandendo Fiat, Marocco e Turchia hanno prodotto quasi 400 mila auto sulle loro linee di produzione nel 2023, 100 mila in più rispetto al 2020.

Ma la concorrenza più forte arriva da est: in Serbia Stellantis sta puntando forte sul sito di Kragujevac, dove produrrà la nuova Panda elettrica e, oltre a Trnava, in Slovacchia, in Polonia c’è il sito di Tychy, dove è prodotta la nuova Fiat 600 presentata la scorsa estate e dove si fa anche la Jeep Avenger.

Secondo S&P, Stellantis ha visto la produzione dei suoi tre siti dell’Europa dell’Est aumentare del 12% nel 2023 ed entro il 2025 dovrebbero superare le fabbriche italiane e quelle francesi, grazie a una crescita del 38% fino a quasi 800 mila unità.

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