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Pia Saraceno (Ad Ref): «Clima, come mobilitare la finanza privata»

Per raggiungere la sostenibilità ambientale e la decarbonizzazione saranno fondamentali anche gli investimenti dei privati. Lo sostiene Pia Saraceno, Ad del centro studi Ref, e sottolinea che – secondo le stime della Commissione Ue «per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione» serviranno investimenti aggiuntivi «del 2% all’anno del Pil nel prossimo trentennio».

«La sua distribuzione nell’arco temporale dipenderà dalla velocità con cui si passerà alla dotazione infrastrutturale con le tecnologie oggi già disponibili e dalla potenza di fuoco che capitale pubblico e privato metteranno a disposizione per la ricerca di nuovi vettori energetici e nuovi modi di produrre, ad oggi ancora non disponibili».

«Gli investimenti privati dovranno avere sin da subito un ruolo predominante nella trasformazione. Gli scenari diffusi da Iea, Onu, Ue ed altre istituzioni internazionali stimano che una quota di almeno il 70% sarà realizzato da finanza privata. Anche in questo caso, la distribuzione temporale tra flusso d’investimenti privati e pubblici dipenderà da molti fattori, primo fra tutti la coerenza nel tempo delle scelte e delle politiche pubbliche», sostiene su InPiù.net.

«Il mondo della finanza, consapevole del fatto che i rischi dell’inazione sono maggiore dei rischi della transizione, si dichiara pronta a modificare radicalmente le proprie priorità, gli investitori hanno bisogno però di capire dove possono mettere i soldi in modo sicuro, le questioni ambientali (rischi fisici e della transizione) influiscono infatti in vario modo sul valore aziendale, con orizzonti temporali disomogenei tra paesi e settori».

«Le banche centrali si stanno muovendo per imporre al sistema bancario una più adeguata valutazione della loro esposizione a tali rischi per ora non ancora entrati nel radar degli strumenti di politica monetaria. L’IFRS (fondazione che ha elaborato i principi contabili e di rendicontazione delle imprese, accettati da 140 paesi) ha annunciato il 3 novembre la costituzione dell’International Sustainability Standards Board (ISSB) per rispondere alla urgente domanda dei mercati finanziari di avere consistenti e comparabili indicatori di sostenibilità aziendale», prosegue.

«Sarà una specie di rivoluzione per gli obblighi di rendicontazione delle imprese i cui contenuti già sono stati anticipati da un prototipo presentato alla Cop26. La loro messa a punto si concluderà entro la primavera 2022 con la predisposizione: di standards globali trasparenti ed univoci, di una metrica non equivoca per misurare le performance rispetto alle traiettorie, del sistema di governance per il controllo e la responsabilizzazione dei risultati».

«Questi passaggi per far entrare correttamente la valutazione dei rischi ambientali nei criteri di valutazione delle attività economiche sono indispensabili, potrebbero però non essere sufficienti allo sviluppo di strumenti di finanziamento adatti alla sperimentazione e diffusione dell’innovazione, in cui il ruolo del capitale privato è altrettanto rilevante. Partnership pubblico/privato, fondi di garanzia, supporto alla ricerca saranno fondamentali per mobilitare la finanza privata anche verso i comparti a maggior rischio».

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