Roberto Cingolani (Ministro della Transizione Ecologica): «Via la burocrazia, ripartiamo da sole e vento»

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Via la burocrazia, occorre ripartire da sole e vento. Lo afferma il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, intervistato da Luca Fraioli per la Repubblica.

La Ue ha confermato di voler ridurre del 55% le sue emissioni di anidride carbonica entro il 2030. L’Italia come può riuscirci? «Installando 65-70 gigawatt di energie rinnovabili entro i prossimi dieci anni (oggi sono circa 54 gigawatt, ndr). Nel 2030 il 70-72% dell’elettricità dovrà essere cioè prodotta prevalentemente da centrali eoliche o fotovoltaiche».

Come saranno spesi i 24 miliardi della transizione energetica? «L’attuazione va ancora fatta, ma è prevedibile che ci saranno incentivi per le rinnovabili più sperimentali, come l’eolico offshore o il fotovoltaico per l’agricoltura. Poi ci sarà il grande capitolo della semplificazione per sbloccare le gare già avviate per nuovi impianti di fonti rinnovabili, ma a cui nessuno partecipa».

Ha rivendicato l’esigenza di affiancare transizione ecologica e “transizione burocratica”. Perché? «Torniamo alle rinnovabili: già oggi in Italia programmiamo di installare 6 gigawatt l’anno e, a causa del lungo iter autorizzativo, alla fine ne installiamo solo 0,8. Di questo passo per arrivare ai 70 gigawatt necessari a ridurre del 55% le emissioni ci metteremo 100 anni, altro che 2030».

Ma non c’è il pericolo che questo si traduca in un azzeramento dei controlli su appalti, gare, cantieri? «Nessuno vuole trovare scorciatoie, però i tempi devono essere certi. Si può far danno al Paese non solo facendo male, ma anche perdendo tempo. Inoltre, se in Spagna si presentano centinaia di aziende nelle gare per le rinnovabili e da noi pochissime, scoraggiate dalla burocrazia, significa che loro possono scegliere i migliori, noi dobbiamo accontentarci di chi c’è».

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