“L’indignazione a gettone per la cancellazione del tetto agli stipendi dei grand commis, da parte dei partiti e del governo, è degna di una pochade da fine Impero”.
Lo scrive sul Quotidiano Nazionale Raffaele Marmo, secondo il quale “è proprio di chi ha perso il rapporto con la realtà tentare un blitz per far lievitare verso l’alto le retribuzioni dei massimi dirigenti dello Stato a legislatura sciolta e, soprattutto, di fronte a una drammatica impennata dei prezzi che sta falcidiando il potere d’acquisto.
Ma come si può anche solo immaginare – sottolinea Marmo – di proporre un intervento di questa natura a dieci giorni dal voto in un Paese nel quale milioni di famiglie sono costrette a stringere la cinghia per arrivare a fine mese e migliaia di imprese devono fare i conti ogni giorno con costi arrivati a livelli esponenziali?
Quella che, però, risulta, se possibile, ancora più stucchevole, incredibile e ipocrita è la reazione di leader politici e gran commis”, con “i capi dei partiti (Pd, Italia Viva e Forza Italia) che hanno votato la nuova regola” che “sono stati i primi a mostrarsi scandalizzati”, mentre “dal Ministero dell’Economia è arrivato un farisaico comunicato nel quale si parla di «riformulazione tecnica» della proposta senza nessuna puntualizzazione.
Eppure, l’occhiuta Ragioneria dello Stato, pronta a cancellare, anche oltre le proprie funzioni, ogni misura di spesa non coperta, in questo caso ha dato una mano a trovare le risorse”, forse perché “tra i potenziali beneficiati dell’aumento ci sarebbe anche lo stesso Ragioniere generale dello Stato.
In mezzo a tanti finti scandalizzati e veri ipocriti – conclude l’editorialista -, Mario Draghi si è dimostrato ancora una volta più «politico» di tutti: la sua sincera irritazione dà il segno di un rapporto genuino e vivo con il Paese e i suoi umori profondi”.
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