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Proxima Fusion scommette sulla fusione nucleare e raccoglie 7,5 milioni

Proxima Fusion, con sede a Monaco di Baviera e fondatore italiano, nata a gennaio come “spin-out” indipendente del prestigioso istituto Max Planck, ha appena chiuso una prima raccolta di investimenti da 7,5 milioni di euro.

“Vogliamo realizzare entro il 2031 una macchina che dimostri una produzione positiva di energia”, dice a Repubblica il fisico 30enne Francesco Sciortino, cofondatore e ad, “ed entro la fine di quel decennio una centrale a fusione prima nel suo genere”.

Sciortino ipotizza che per la prima macchina di Proxima Fusion ci vorrà mezzo miliardo, anche se in un campo dove ogni pezzo è “fatto per la prima volta” tempi e costi sforano spesso, non di poco. In azienda, oltre a ricercatori di Harvard e MIT, dove lo stesso Sciortino ha ottenuto il dottorato, sono entrati anche scienziati provenienti da Google e Tesla. E i primi fondi bastano per una fase iniziale di programmazione in cui incrociando complessi algoritmi si creerà un modello virtuale della centrale. Altri fondi dovrebbero arrivare dal governo della Baviera, che ha stanziato 100 milioni per una Fusion Valley e da quello tedesco, che ha messo un miliardo.

Quanto ai privati, serviranno investitori pazienti. Ed è interessante che in questa prima raccolta siano entrati nel capitale anche giovani imprenditori europei di successo, come Ian Hogarth, appena nominato alla guida della commissione inglese sull’Intelligenza artificiale, o l’italiano Alberto Dalmasso, fondatore dell’unicorno italiano dei pagamenti digitali Satispay.

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