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Pnrr in ritardo, territorializzati solo la metà dei fondi. Ecco tutti i ministeri che sono indietro

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Solo poco più della metà (55,7 miliardi) dei fondi Pnrr per investimenti in opere edilizie è stato territorializzato. 

Lo rileva uno studio dell’Ance, l’associazione dei costruttori.

A sopresa il Centro Italia, con solo il 15% degli importi del Pnrr già distribuiti sul territorio, soffre molto più del Sud, che con 43% 

In valori assoluti al Sud vanno 24,2 miliardi, con la Campania in testa nella classifica delle regioni con 7,364 miliardi, al Nord 23,3 miliardi, con la Lombardia al secondo posto con 6,044 miliardi, il Centro «incassa» solo 8,2 miliardi e infatti il Lazio è soltanto settimo nella graduatoria regionale con 3,85 miliardi.

Dopo Campania e Lombardia ci sono Veneto (5,131 miliardi), Sicilia (5,126), Piemonte (3,941) e Puglia (3,858). 

Fra le grandi regioni la più svantaggiata al momento è la Toscana con 1.978 milioni, dodicesimo posto. La sorpresa sulla distribuzione reale ed effettiva delle risorse del Pnrr sul territorio arriva da un rapporto dell’Ance che ha osservato al microscopio l’attuazione progetto per progetto, piano per piano. 

Il totale di queste risorse del Pnrr già «territorializzate», fa 55,7 miliardi circa e costituisce poco più della metà (51%) dei 108,2 miliardi che l’Ance prende in considerazione del Pnrr perché destinato a materializzarsi in lavori e opere materiali di competenza del settore edilizio (in senso lato). 

“Il rapporto Ance fa un passo avanti, dunque, rispetto alle polemiche di questi giorni sul Sud penalizzato, perché va oltre i numeri della programmazione generica del Pnrr e considera le risorse già «territorializzate», che hanno cioè già completato la catena della programmazione dei fondi con la ripartizione sul territorio a Regioni, province e comuni” scrive Giorgio Santilli sul Sole 24 anticipando e commentando tutti i dati. 

“Questo è successo solo per pochi programmi: l’esempio più significativo è quello dei 159 progetti per la riqualificazione delle città, valore 2,8 miliardi, già approvato dalla conferenza Stato-Regioni giovedì scorso su proposta del ministro delle Infrastrutture, Enrico Giovannini. Ma per un piano già approvato ce ne sono molti altri che ancora non muovono neanche i primi passi”. 

Nel messaggio dei costruttori, oltre al dato territoriale, c’è proprio questo elemento di profonda preoccupazione per quel 49% di fondi – 52,5 miliardi – che bisogna ancora distribuire sul territorio. 

“Sappiamo quanto sia complicata in Italia la programmazione territoriale, il passaggio cioè dai fondi centrali alle casse regionali e poi comunali e come questo richieda una spinta fortissima già dall’inizio, dal ministero competente che deve portare il programma all’approvazione passo dopo passo” scrive Santilli.

Uno dei grandi rischi di ritardo nell’attuazione del Pnrr è proprio la «territorializzazione» che presuppongo accordi, spesso defatiganti, prima con gli altri ministeri, poi con Regioni e comuni. 

Lo studio Ance va nel dettaglio e quantifica l’azione già svolta – e quella da svolgere – dei singoli ministeri. 

Promossi a pieno titolo a questo esame sono la ministra della Giustizia Marta Cartabia e quello delle Infrastrutture Giovannini, che hanno già territorializzato rispettivamente 100% e 92% delle risorse disponibili. 

“Con la differenza di non poco conto che la Giustizia aveva da ripartire solo 500 milioni per le cittadelle giudiziarie mentre le Infrastrutture avevano da ripartire 39,8 miliardi” precisa il giornale di Confindustria.

“Dalla sua il Mims aveva il vantaggio, anche questo da mettere in conto, che le grandi opere ferroviarie sono già territorializzate, per definizione, dal momento in cui vengono individuate e inserite nel Piano”.

Le note dolenti arrivano per gli altri ministeri: la Cultura deve ancora ripartire sul territorio il 49% delle risorse di competenza, l’Interno 60%, l’Istruzione 61%, il Turismo 72%. 

La stessa fotografia si può scattare per le missioni del Pnrr: la missione 3 (infrastrutture per una mobilità sostenibile) è al 98% di risorse ripartite, la missione 1 (digitalizzazione) segue con 45%, la missione 2 (rivoluzione verde e transizione ecologica) è al 41%, la M4 (istruzione e ricerca) al 39%, la 5 (inclusione e coesione) al 30%, la 6 (salute) a zero. 

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