Nove proposte per la ripartenza dell’Innovazione

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Dopo 200 giorni da quando è nata la piattaforma digitale www.ripartelitalia.it e il relativo think tank magazine, l’Osservatorio Riparte l’Italia ha deciso di mettere insieme le idee e i suggerimenti di oltre 500 esponenti della società civile e di elaborare, sulla scia di tali considerazioni, 100 proposte per l’Italia, raccolte in un unico paper.

Vi proponiamo le nostre proposte divise per argomenti, in modo che sia più facile navigarle, consultarle e approfondirle, corredando le singole proposte con il testo del capitolo di riferimento presente nel Paper, scaricabile qui.

Le NOVE Proposte per l’Innovazione presentate dall’Osservatorio Riparte l’Italia:

  1. Superare il digital divide
  2. Aumentare la fruibilità degli strumenti offerti dall’ICT semplificando le norme che ne regolano l’uso
  3. Investire nella digitalizzazione della pubblica amministrazione
  4. Accelerare il processo di trasformazione digitale delle PMI
  5. Agire sull’implementazione di nuove soluzioni altamente tecnologiche nel settore agroalimentare per risparmiare e ridurre l’inquinamento
  6. Promuovere l’aggregazione di centri di ricerca e università per l’innovazione
  7. Integrare la ricerca con la didattica e, entrambe, con il mondo delle imprese
  8. Dar vita a una cooperazione virtuosa tra imprese a fini di ricerca e di sviluppo
  9. Favorire le innovazioni che consentono di migliorare la sicurezza delle persone, anche in relazione a situazioni di emergenza, e di perseguire obiettivi di sostenibilità ambientale

La ripartenza del sistema Paese non può prescindere da una forte spinta verso l’innovazione, in ogni settore sociale ed economico, nel segno tra l’altro di una digitalizzazione votata all’efficienza e alla semplificazione. Tanto emerge dalla disamina delle molte proposte che nell’Osservatorio hanno trovato spazio.

Ad avviso di Giusella Finocchiaro «il periodo di isolamento trascorso in ragione dell’emergenza sanitaria ha dimostrato le potenzialità del digitale in Italia e insieme le sue carenze. Siamo ancora un Paese nel quale le infrastrutture sono ampiamente insufficienti e nel quale ancora si constata il digital divide. I vantaggi, d’altro canto, dello strumento digitale sono elevatissimi, e non occorre enumerarli, così come le potenzialità di sviluppo dei servizi e dell’economia in ambito digitale. L’emergenza è l’occasione per semplificare e oggi si prospetta anche l’esigenza di semplificare il digitale. Fino ad oggi si è proceduto soltanto a digitalizzare procedure, ora occorre semplificare. All’intrinseca rigidità dello strumento informatico, si aggiunge la naturale ritrosia ad abbandonare modelli di comportamento e abitudini già consolidati nell’analogico.

E dunque ciò spesso conduce a procedure inutilmente complesse e farraginose, quali, solo per fare qualche esempio, quelle che prevedono di richiedere il documento d’identità anche se si firma con firma digitale, di richiedere l’attestazione dell’avvenuta consegna del contratto al contraente che lo ha firmato e ricevuto telematicamente, di richiedere la firma del verbale anche ai comparenti. Occorre una riflessione propriamente giuridica sulla funzione dell’atto, del documento, dell’oggetto giuridico di volta in volta considerato. Un approccio corretto è quello funzionale, ormai invalso in sede internazionale (in primis all’UNCITRAL), il cosiddetto “functional approach”.

Ovviamente ciò presuppone la capacità di accantonare la prassi, nonché di superare l’abitudine consolidata sul cartaceo che condiziona in modo inerziale il ragionamento giuridico. Le norme che consentono di operare in digitale ci sono: non occorre crearne delle altre. Occorre invece rimuovere gli ostacoli di ordine culturale che rendono l’applicazione delle norme inutilmente complicata e semplificare le norme che rendono le procedure inutilmente complesse» (13 maggio 2020).

L’Italia necessita di un effettivo sviluppo digitale, come ci ammonisce l’Indice di digitalizzazione dell’economia e della società (DESI) riferito al 2020, redatto dall’Unione Europea, ove il nostro Paese risulta collocato al 25° posto, tra i 28 Stati membri (14 giugno 2020).

Commentando questo dato, Andrea Rangone, Presidente di Digital360, il gruppo a cui fa riferimento la società Fpa, la quale organizza «Forum Pa 2020 – Resilienza digitale», ha rilevato che: «anche la P.A. italiana è in ritardo, come ha dimostrato chiaramente l’emergenza Covid-19: solo quelle amministrazioni che avevano già investito in digitalizzazione e capitale umano sono state reattive alla crisi e in grado di continuare a lavorare anche in smart working».

A dispetto della posizione del Paese nella classifica europea, la fotografia scattata dall’Osservatorio sulle Comunicazioni restituisce l’immagine di un’Italia caratterizzata da comunicazioni più performanti, banda ultralarga, utilizzo assiduo di Internet.

Se nel marzo 2016 quasi l’88% degli accessi alla rete fissa era in rame, dopo quattro anni si è assistito a una flessione al 44,3% (con una riduzione di 9,2 milioni di linee). Nel periodo osservato (marzo 2016-marzo 2020), sono cresciuti gli accessi tramite tecnologie qualitativamente migliori, in particolare quelle in tecnologia FTTC (+6,8 milioni di unità), FTTH (+950 mila) e FWA (+600.000). È quanto emerge dai dati dell’Osservatorio, diffusi dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. Tale dinamica si riflette in un aumento delle prestazioni in termini di velocità di connessione commercializzate: le linee che usano le tecnologie più performanti hanno superato il 60% del totale delle linee a larga banda, il cui quadro competitivo vede Tim quale maggiore operatore con il 42,8%, seguito da Vodafone con il 16,5%, e da Fastweb (15,0%) e Wind Tre (13,8%).

Nella rete fissa gli accessi complessivi si sono ridotti di circa 140.000 unità rispetto al trimestre precedente, e di quasi 700.000 unità rispetto a marzo 2019. Prosegue a ritmi sostenuti anche la crescita della banda larga mobile. Nel primo trimestre del 2020 oltre il 70% delle linee human ha effettuato traffico dati, con un consumo medio unitario di dati stimabile in circa 8,5 GB/mese in crescita del 58% rispetto a marzo 2019.

Le Sim complessive (103 milioni a marzo 2020) su base annua risultano in flessione di circa 1 milione; le Sim M2M sono cresciute di 2,8 milioni mentre quelle «solo voce» e «voce+dati» si sono ridotte di 3,8 milioni di unità. Tim si conferma market leader (29,6%), seguita da Vodafone (28,8%) e Wind Tre (26,9%) mentre il nuovo entrante Iliad rappresenta il 5,6% del mercato. Considerando il solo segmento delle Sim «human», ovvero escludendo le M2M, Iliad raggiunge il 7,4%, mentre Wind Tre, nonostante una quota in calo di 2,8 punti percentuali su base annua, rimane il principale operatore con il 29,3%. Per quanto riguarda l’utilizzo di Internet, nel mese di marzo 2020, 44,7 milioni di utenti medi giornalieri hanno navigato in rete per un totale di 113 ore di navigazione mensile a persona (18 luglio 2020).

Il perseguimento dell’obbiettivo della digitalizzazione non può che passare attraverso massicci investimenti.

Sundar Pichai, Ceo di Google e Alphabet, ha annunciato che il colosso Usa investirà in Italia oltre 900 milioni di dollari in 5 anni per aprire le due Google Cloud Region annunciate in partnership con Tim e per avviare una nuova iniziativa dedicata alle piccole e medie imprese, con l’obiettivo di accelerare la trasformazione digitale del Paese. Durante la pandemia, Google si è subito attivata per collaborare con i Governi di tutto il mondo, compresa l’Italia, per affrontare la crisi. Grazie a una partnership con il Ministero della Salute, per esempio, è stato possibile fornire informazioni essenziali relative a Covid-19 sul Motore di Ricerca, su Maps e su YouTube (11 luglio 2020).

La digitalizzazione è in grado di tradursi, sovente, in risparmio.

Si pensi ai 4 miliardi risparmiati in Italia grazie alla diffusione della Pec. Ma non si tratta solo di un risparmio economico. La posta certificata elettronica – che è un asset digitale – consente infatti anche la riduzione dell’inquinamento, degli spazi d’archiviazione fisici e dei tempi d’attesa. La ricerca di Idc con Aruba, InfoCert e Trust Technologies, mostra i «benefici concreti» della Posta Elettronica Certificata in Italia, misurati dal 2008 al 2019 e con proiezioni fino al 2022. Secondo Idc, affinché l’economia digitale possa sviluppare le proprie potenzialità, il Digital Trust dovrà diventare un requisito sempre più importante per ogni azienda. Con la crescita delle attività digitali, entro il 2025 il 25% della spesa in sicurezza informatica sarà indirizzato allo sviluppo dei ‘Trust Frameworks’, modelli concepiti per garantire e proteggere la fiducia tra le parti durante una transazione digitale (7 luglio 2020).

L’emergenza determinata dalla pandemia da Covid-19, segnatamente sotto il profilo della difficoltà di intrattenere rapporti d’affari secondo moduli tradizionali, ha rappresentato una forte spinta verso l’adozione di modelli di business altamente innovativi.

Tra i plurimi esempi evocabili, si pensi allo sviluppo del proptech, che rappresenta da qualche anno il nuovo modo di vendere e acquistare o prendere in locazione casa che ha radicalmente cambiato il mestiere dell’agente immobiliare. Questo settore, in tale declinazione digitale, non ha smesso di funzionare neppure in piena emergenza sanitaria; anzi, ha raddoppiato con nuovi servizi e la nascita di una associazione di categoria. Il proptech, basato su algoritmi e elaborazione dei big data, può riguardare anche la gestione ottimale degli affitti brevi. Tra le aziende in crescita nel panorama italiano c’è, ad esempio, Guesthero. Da segnalare pure l’iniziativa di Michele Schirru che ha fondato, onde supportare e fare Network tra le imprese dell’immobiliare che si rivolgono a soluzioni innovative, l’associazione “PropTech Italia” (7 maggio 2020).

Ancora, va ricordato il caso di FaberExpert. Una piattaforma – un marketplace – per incentivare domande e offerte del settore delle costruzioni. Si tratta di uno strumento di ricerca e di selezione di professionisti a vantaggio di chi ha l’esigenza di ristrutturare o costruire un immobile ma deve farlo in piena emergenza, anche economica. Inoltre, potrebbe essere un buon supporto al settore edile che, come prevedono le stime di Nomisma pubblicate nel 1° Rapporto sul mercato immobiliare 2020, subirà un calo compreso tra l’8% e il 18%. Marcello Marino, ideatore e fondatore, commenta: «L’obiettivo del portale è rendere più semplice per gli utenti effettuare lavori in ambito edile e aiutare gli operatori del settore a valorizzare la loro professionalità, evitando di competere unicamente sul prezzo. Vogliamo sempre più portare un approccio digitale in un ambito tradizionalmente poco incline a introdurre dei canali di vendita innovativi» (13 maggio 2020).

Un altro settore interessato da fenomeni di innovazione è sicuramente quello dell’agricoltura. Coldiretti ha organizzato l’Innovation Day in collaborazione con Filiera Italia e Bonifiche Ferraresi ed ha presentato la svolta tecnologica dell’agricoltura, la quale nella sua versione 4.0 mette in campo i robot salva raccolti per sopperire alla carenza di manodopera a causa dell’emergenza coronavirus, ma anche l’utilizzo di droni per verificare in volo lo stato delle colture e di sistemi informatizzati di sorveglianza per irrigazioni e fertilizzanti. Inoltre si prevede l’impiego di trappole tecnologiche contro i parassiti dannosi e la blockchain per la tracciabilità degli alimenti fino al personal shopper digitale nel carrello.

L’agricoltura 4.0 di precisione rappresenta il futuro dei campi ed entro due anni mira a coinvolgere il 10% della superficie coltivata in Italia con lo sviluppo di applicazioni – sottolinea la Coldiretti – sempre più adatte alle produzioni nazionali su diversi fronti: dall’ottimizzazione produttiva e qualitativa alla riduzione dei costi aziendali, dalla minimizzazione degli impatti ambientali con sementi, fertilizzanti, agrofarmaci fino al taglio dell’uso di acqua e del consumo di carburanti. Con una crescita del 22% in un anno, gli investimenti in nuove tecnologie nel settore agricolo si concentrano in particolare sui sistemi di monitoraggio e controllo delle produzioni (49%), sulle attrezzature e software gestionali (34%) e sulle tecnologie di mappatura delle superfici e la raccolta di dati per il supporto alle decisioni (14%).

Una evoluzione del lavoro nei campi che sul Portale del Socio della Coldiretti ha portato alla creazione di Demetra il primo sistema integrato per la gestione on line dell’azienda agricola con lettura in tempo reale dello stato di salute delle coltivazioni, dati su previsioni meteo e temperature, fertilità dei terreni e stress idrico. Un sistema per una gestione efficiente e sostenibile delle colture e affrontare le nuove sfide dei cambiamenti climatici (1° giugno 2020).

L’innovazione tecnologica, derivando assai sovente da sforzi profusi nella ricerca, si alimenta dell’instaurazione di connessioni tra istituzioni deputate, appunto, alla ricerca e allo sviluppo.

Un caso per certi versi emblematico di integrazione interistituzionale è quella rappresentata da MUNER, raccontata da Enrico Sangiorgi: «MUNER – Motorvehicle University of Emilia-Romagna è un Campus esteso su tutta la Motor Valley-Emilia Romagna. Con la creazione di MUNER, dieci aziende tra le più famose al mondo nel settore delle auto e moto sportive (Automobili Lamborghini, Dallara, Ducati, Ferrari, HaasF1Team, HPE COXA, Marelli, Maserati, Pagani, Scuderia AlphaTauri) e le quattro Università della regione, Bologna, Ferrara, Modena-Reggio Emilia e Parma, hanno stretto un’alleanza strategica per attrarre e formare studenti che vogliano diventare i professionisti del futuro nel settore automotive.

Propone a studenti internazionali ben sette differenti percorsi di Laurea Magistrale così identificati: Automotive Electronics, Racing Car Design, High Performance Car Design, Sportscar Manufacturing, PowerTrain, Motorcycle, Electric Vehicle. Per ciascuno di questi profili MUNER coniuga le capacità formative di tutti gli atenei della Regione con l’esperienza e la visione industriale delle aziende più rappresentative della Motor Valley italiana che concorrono alla progettazione dei percorsi, e collaborano fattivamente organizzando stage e tirocini per tutti gli studenti e mettendo a disposizione le competenze tecniche dei propri ingegneri, docenti in vari insegnamenti curriculari, ed i propri laboratori più avanzati. Tutti gli argomenti di frontiera di questo settore, dalla “mobilità intelligente” alla trazione elettrica, dai nuovi materiali alla guida assistita e all’intelligenza artificiale sono entrati nel mirino di MUNER.

Proprio in un momento in cui le competenze giuste al posto giusto possono accelerare il processo di ricostruzione economica dopo i danni traversali della pandemia, sarebbe sicuramente auspicabile, pur con le difficoltà e specificità proprie di ogni realtà, che un’esperienza di questo tipo potesse riprodursi in ambiti geografici e settori industriali differenti nei quali una struttura formativa snella e focalizzata, frutto della comunanza di competenze ed interessi di stakeholders solidi e atenei dinamici, inneschi meccanismi di ibridazione dell’aspetto formativo e professionale delle nuove generazioni.

MUNER racconta, in definitiva, un’affascinante storia di eccellenza tecnologica italiana e un modello di cooperazione tra pubblico e privato, tra accademia e impresa, che possono rappresentare la solida base di una ripartenza nazionale» (4 agosto 2020).

Sul cruciale tema dell’automotive si è soffermato anche Enrico Al Mureden, rilevando che «nelle proiezioni elaborate dai principali players del settore il 2020 avrebbe dovuto aprire un decennio di significativi investimenti volti ad attuare una rapida transizione dal modello di mobilità tradizionale ad un nuovo paradigma di mobilità nel quale la connessione tra veicoli altamente automatizzati (Highly Automated Vehicles) ed infrastrutture intelligenti (Smart Roads) sembra dischiudere scenari in cui la figura del conducente ed il fattore umano, pur conservando un ruolo rilevante, appaiono destinati a vivere una stagione di profonda modificazione. L’irrompere della pandemia rischia di rappresentare una fatale battuta d’arresto in un percorso già di per sé ricco di ostacoli».

A dispetto di ciò, prosegue Enrico Al Mureden, «L’automazione della guida appare destinata ad assolvere ad una duplice funzione: quella di migliorare l’efficienza del tessuto sociale ed economico estirpando o limitando le esternalità negative di un’attività essenziale durante il fisiologico svolgersi dei rapporti e quella di apprestare un “sistema di sicurezza” capace di garantire anche in condizioni di emergenza il funzionamento di una società ed un’economia che, proprio in ragione della loro complessità, risultano maggiormente esposte al vulnus delle calamità.

In questo senso plurime testimonianze provenienti da ordinamenti giuridici maggiormente inclini ad accelerare la transizione verso la guida altamente automatizzata ne confermano la cruciale utilità laddove si manifesti l’esigenza di portare servizi e ogni genere di beni nelle c.d. “zone rosse”, di ottimizzare i percorsi per raggiungere le strutture sanitarie e di comunicare ad esse senza ulteriori dispersioni di tempo tutte le informazioni necessarie al fine di attuare interventi tempestivi e, infine, di consentire, più in generale, il perdurante svolgimento di tutte le attività logistiche che costituiscono il presupposto su cui l’intero sistema di relazioni sociali ed economiche poggia.

In questo quadro il legislatore può sicuramente svolgere una rilevante funzione promozionale intervenendo, anzitutto, con una disciplina capace di favorire la sperimentazione e di creare le condizioni affinché l’Italia possa rivestire un ruolo di primo piano nello sviluppo delle nuove tecnologie. All’ulteriore implementazione del decreto Smart Roads dovrebbe accompagnarsi un significativo impulso nella creazione di “aree dedicate” nelle quali, sulla scorta dei principi della Research and Development Law, sia possibile testare le tecnologie emergenti in una cornice di intenso dialogo interdisciplinare. Una seconda linea di intervento consiste nella riorganizzazione sistematica dell’intera disciplina dei profili concernenti la responsabilità civile del proprietario-conducente, la responsabilità del produttore ed il sistema di assicurazione dei sinistri» (27 maggio 2020).

L’esigenza di garantire la sicurezza, la salubrità degli oggetti, che il Covid-19 ha reso ancora più pressante, ha fatto germogliare innovative idee imprenditoriali.

È il caso di Booox, il primo sanificatore ad ozono made in Italy, ideato da Enrico Pandian, imprenditore con esperienza ventennale in startup innovative (20 maggio 2020). E, ancora, quello di Sanificabox, armadio sanificatore, basato sull’impiego di ozono ovvero di raggi UV, che è stato ideato dalla start-up friulana 3EItalia (10 giugno 2020).

Un robot ad alta tecnologia che riesce a sanificare in venti minuti qualsiasi ambiente contro virus e agenti patogeni è poi il sofisticato sistema Phs sviluppato dal gruppo Purity, che vede insieme l’azienda Klain Robotics della Meccatronica Lombardia, la toscana Autognity, con la partnership della Meccatronica Sicilia (19 giugno 2020).

Poi c’è Dist-i, il braccialetto high-tech che agisce come uno scudo protettivo invisibile per ridurre il rischio di contagio, tutelando quindi imprese e lavoratori dal rischio di focolai aziendali. Realizzato in plastica e silicone, di colore nero, Dist-i vibra, suona e si illumina solo se necessario, per garantire la sicurezza di chi lo indossa. Il progetto, realizzato da un pool di ingegneri italiani esperti di elettronica di precisione, ha permesso la creazione di un dispositivo plug & play, che non necessita di software o app, estremamente preciso grazie alla tecnologia Bluetooth 5.1. Il braccialetto non intacca i nostri dati e non traccia la posizione GPD, ma consente di ricostruire la catena di contatti in caso di contagio (3 novembre 2020).

L’innovazione si declina non solamente in chiave di digitalizzazione dei sistemi

produttivi, bensì pure in termini di rinnovamento metodologico. L’Italia conosce significativi esempi di ciò.

Il Financial Times ha inserito nello special ranking «FT 1000» riguardante le 1000 aziende europee indipendenti con il maggior tasso di innovatività e crescita organica la società di consulenza strategica umbra Lenovys, che ha ideato la metodologia Lean Lifestyle (13 maggio 2020).

L’innovazione deve puntare a realizzare obbiettivi di sostenibilità ambientale.

La startup V-Ita è nata solamente un anno fa ed ha immediatamente puntato sulla mobilità sostenibile. Oggi, complici gli incentivi del Governo promossi durante l’emergenza sanitaria, il suo fatturato è salito alle stelle. «Abbiamo costituito l’azienda nel febbraio 2019 – afferma in una nota Carlo Parente, AD di V-Ita Group – la qualità, il design e la grandissima personalizzazione dei nostri prodotti ci aveva fatto chiudere un primo anno molto positivo. Mai, però, ci saremmo aspettati questo boom». V-Ita Group, start-up tutta italiana che produce biciclette a pedalata assistita che nel primo trimestre di quest’anno ha fatturato oltre 3 milioni di euro, oggi (giugno 2020) ha in pancia 5 milioni di backorders e una proiezione di fatturato a fine 2020 di oltre 10 milioni di euro. Un segnale molto chiaro di come oggi stia profondamente cambiando la mobilità degli italiani, spinti dalla pandemia a rivedere il modo di spostarsi (24 giugno 2020).

La ricerca e lo sviluppo tecnologico non può che passare attraverso la cooperazione tra le imprese. L’Osservatorio ha dato spazio ad alcuni degli esempi più virtuosi.

L’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) e Intellimech, il Consorzio di ricerca meccatronica promosso più di 10 anni fa da Kilometro Rosso e Confindustria Bergamo, hanno siglato un accordo per la creazione di un laboratorio congiunto che opererà sui temi della robotica e della meccatronica per applicazioni in ambito industriale. L’investimento destinato a «JOiiNT Lab – Robotic Intelligence League Bergamo» – questo il nome del laboratorio – è di 5,2 milioni di euro, di cui 1,9 milioni di euro in capo a IIT e 3,3 Milioni in capo al «Sistema Bergamo» e permetterà di contare sull’impegno di molteplici professionalità. La supervisione delle attività è affidata ai ricercatori IIT operanti nel campo della robotica avanzata. A sostegno diretto del laboratorio congiunto ci sono nove aziende aderenti al Consorzio Intellimech: ABB, Brembo, Cosberg, Elettrocablaggi, Fassi, Giovenzana International, SDF, SIAD, Valtellina.

Gli obiettivi principali del laboratorio congiunto sono: l’individuazione, lo sviluppo e l’applicazione di tecnologie in ambito robotica avanzata sviluppate da IIT con lo scopo di trasferirle alle realtà tecniche e produttive del parco industriale del «Sistema Bergamo»; la formazione di figure professionali di alto livello grazie al trasferimento delle competenze scientifiche e tecnologiche di IIT; la valorizzazione dell’industria hitech della provincia al fine di promuoverne la diffusione a livello nazionale e internazionale (25 giugno 2020).

Nel 2020 è stata siglata la nuova partnership tra l’italiana NextChem (Gruppo Maire Tecnimont) e l’azienda brasiliana GranBio: si tratta, spiega una nota, di un accordo strategico con valenza worldwide. Insieme le due aziende si pongono l’obiettivo di acquisire una leadership globale nel settore, licenziando la tecnologia GranBio 2G Ethanol per la produzione di etanolo a base cellulosica.

Questa alleanza consentirà di unire l’esperienza di GranBio nei carburanti bio di seconda generazione con l’esperienza ingegneristica di NextChem e le competenze nell’area EPC e la presenza globale del Gruppo, al fine di offrire servizi integrati, dagli studi di fattibilità, all’integrazione di filiera e alla costruzione di impianti produttivi in tutto il mondo (5 agosto 2020).

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