Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Angelo Panebianco (Corriere della Sera): «Crisi climatica: i governi possono “cambiare il mondo”?»

La necessità di intervenire sulla crisi climatica si fa sempre più urgente. Ma rimangono quesiti sulle responsabilità e le modalità indispensabili per mettere in campo cambiamenti risolutivi. Dopo il G20 e nei giorni della Cop26, analizza la questione Angelo Panebianco.

«Sono le scelte dei governi o i comportamenti delle persone comuni a influenzare maggiormente i grandi mutamenti sociali?» chiede nell’editoriale del Corriere della Sera. «Contano di più gli impegni dei governi sui cambiamenti climatici (entro il 2050 faremo questo e quello) o conta di più ciò che faranno imprese, consumatori, associazioni di volontariato, nuclei familiari, cittadini comuni?».

Panebianco esamina un quesito centrale: «Come è dimostrato dal modo in cui l’opinione pubblica ha seguito il G20 e sta seguendo la Cop26 di Glasgow» scrive l’editorialista «la fiducia di molti nella capacità dei governi di “cambiare il mondo” (se solo lo volessero) è davvero eccessiva. I governi occidentali, quindi, faranno alcune cose anche se, c’è da presumere, meno di quanto gli ambientalisti vorrebbero».

«Per due ragioni. In primo luogo, perché dovranno comunque venire a patti con attori economici che possono essere danneggiati dalla “transizione ecologica” o “rivoluzione verde” o quale che sia l’enfatica definizione che preferiamo. C’è il clima ma c’è anche l’economia (nessuno può permettersi di generare consapevolmente disoccupazione, crisi economiche, eccetera). La seconda ragione è che gli interessi in gioco in materia di clima non sono coincidenti».

«I Paesi occidentali devono fronteggiare competitori agguerriti» afferma. «Però conviene guardare anche agli atteggiamenti individuali. Molti importanti cambiamenti sociali sono il prodotto dell’aggregazione di tanti micro-cambiamenti, l’effetto aggregato di nuovi comportamenti adottati da milioni di persone. Se l’Occidente farà qualcosa di sensibile per il clima nei prossimi decenni, ciò sarà determinato solo in parte dai governi. Dipenderà soprattutto dal fatto che milioni di persone avranno, anche di poco, cambiato abitudini».

«Il principale compito dei governi sarà di non ostacolare ma di agevolare questo processo. Perché tali cambiamenti ci siano occorre che si realizzino due condizioni. La prima è che la crescita economica (a dispetto dei teorici della “decrescita felice”) non si interrompa e che le società occidentali continuino ad essere ricche. Occorre poi, come diceva il padre dell’economia moderna, Adam Smith, che si creino circostanze nelle quali ciò che di buono ci aspettiamo (per lo più vanamente) dalla “benevolenza” di altri, ci venga invece assicurato dal loro “interesse”».

Per saperne di più:

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.