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Pandemia, globalizzazione e trasporto aereo: un cambio di paradigma, ma l’uomo non rinuncerà al viaggio

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L’attuale situazione appare di straordinaria importanza storica e sociale.  In poco più di due settimane dall’inizio dell’emergenza, si sono messi in discussione alcuni dei paradigmi più solidi dell’attuale società. Per citare un esempio su tutti, i livelli di mobilità e di flussi di persone, il cui costante trend di crescita costituiva un punto fermo fino a qualche giorno fa, appaiono ora un miraggio, un traguardo lontanissimo da ristabilire.

Lo stesso concetto di ‘globalizzazione’ appare oggi in discussione quanto meno nel breve-medio termine. E’ evidente che le ripercussioni che si potranno determinare sull’economia e sulla vita reale le vedremo nel tempo ma già ora la consapevolezza è quella di una forte incertezza e la domanda che ci si pone è dunque quale ambiente, società ed economia troveremo al “disgelo”. La pandemia ha modificato le priorità ed influenzato le nostre percezioni – come tutti gli eventi eccezionali e così profondamente impattanti – e con ogni probabilità determinerà profonde ripercussioni nei nostri comportamenti futuri.

Il cambiamento che ci si attende è inerente la disponibilità alla spesa e come essa si ripartirà, le modalità di acquisto, il processo decisionale che ci porterà a scegliere una determinata destinazione per un viaggio, oppure la modalità di spostamento. Parimenti, analoghi ragionamenti potranno essere fatti dal settore produttivo che potrebbe rivedere la propria catena del valore o la propria filiera optando per fornitori e clienti più accessibili logisticamente e variando il modello di business. 

Come persone e come addetti ai lavori siamo quindi consapevoli di una fragilità del sistema che fino a qualche tempo addietro non contemplavamo.

In tale contesto appare molto difficile parlare di dati, tuttavia appare eloquente il fatto che in un mese, dagli ultimi giorni di febbraio agli ultimi giorni di marzo, il traffico aereo europeo sia calato di circa il 90%! I voli che “sopravvivono” sono quelli essenziali per garantire un minimo di continuità territoriale. Il turismo mondiale, che rappresenta circa il 10,5% del PIL mondiale, si è azzerato e appare seriamente compromesso anche per gran parte dell’anno in corso. Il sistema si è spento ed è altrettanto verosimile attendersi che anche in altre parti del globo, ora meno colpite il trend sia il medesimo.

Ad onore del vero, chi opera nei settori dei trasporti e del turismo è consapevole che accadimenti esterni possono generare contrazioni della domanda del breve periodo, ed esempi ve ne sono molti – tra essi il caso della SARS, dell’Ebola solo per citarne alcuni – ma quello che colpisce e che caratterizza la situazione odierna è la portata del fenomeno che lo ha reso assolutamente non prevedibile. 

Innegabile quindi che vi saranno profonde ripercussioni su tali settori che determineranno effetti “lunghi” sulle rispettive filiere.

Se prima il trasporto, in particolare quello aereo ed il turismo erano fra gli emblemi della globalizzazione, spinta da flussi di spostamento delle persone sempre crescenti, ora gli stessi settori sono ridotti ai minimi termini con la filiera in grave situazione e con pesantissimi effetti tra l’altro anche sul mercato alberghiero, ristorativo e dei travel retail. Il concetto stesso di globalizzazione in senso ampio potrebbe essere rivisto con un ripensamento alle dinamiche mondiali che hanno via via alimentato e contribuito alla trasformazione dell’economia da una sostanziale nazionalizzazione ad una globalizzazione. 

Quanto sia forte l’interdipendenza economica è oramai chiaro mentre l’interrogativo sarà quanto sia opportuno valutare una politica che tenda al rafforzamento dei settori strategici nazionali, ma parallelamente ad una strategia, neanche a dirlo, di collaborazione tra gli Stati membri anche per ripensare a processi  più veloci nelle fasi  emergenziali globali. Pare opportuno un programma di rafforzamento delle posizioni individuali nazionali, ma convergenti in una politica economica ed assistenzialista più condivisa a livello europeo che dovrà riguardare anche il turismo ed il settore del trasporto aereo.

 Se analizziamo la filiera del trasporto aereo, ci rendiamo conto che essa è costellata di player internazionali. E’ forse una tra le industrie maggiormente globalizzate e per questa ragione, come detto, tra le più colpite dalla situazione congiunturale. Aeroporti, vettori aerei, handler, retailer, operatori, appaiono tutti tremendamente colpiti e con forti incertezze sul proprio futuro; auspicabile un ragionamento prospettico su come essi debbano collaborare  anche per rendere in futuro la filiera più resiliente a shock di questo tipo.

Come questa esperienza ci stia cambiando lo vediamo nel nostro quotidiano dai primi dati sull’e-commerce e dal massivo ricorso a piattaforme digitali di comunicazione. In particolar modo questi strumenti che consentono di lavorare in maniera assai efficace da remoto, seppure già presenti ampiamente sul mercato, ora hanno trovato larga diffusione anche in segmenti di persone che fino a ieri non avrebbero esitato a viaggiare in aereo per lo stesso fine. Questi strumenti, dunque, potrebbero costituire dei veri competitor in quanto capaci di sostituirsi alla necessità di spostarsi, con l’indubbio vantaggio di evidenti ‘cost&time savings’. La diminuzione di questa fascia di viaggiatori impatterebbe in maniera importante non solo sui vettori aerei ma su tutta la lunga filiera. 

Potremmo dunque essere davanti ad un profondo cambiamento comportamentale, anche dovuto a strumenti tecnologici che ci stimolano ad un differente grado di bilanciamento tra la connettività fisica e quella “virtuale”. Se per retaggio culturale e per una innata resistenza al cambiamento tutto ciò ha avuto un lento (ma costante) decorso, non è tuttavia da escludersi una accelerazione di quel ribaltamento ritenuto lontano fino a ieri ed invece tremendamente avvicinatosi. Si tratta probabilmente quindi di capire quale sarà questa “nuova normalità” che caratterizzerà il nostro prossimo futuro. La sfida sarà nel saperla cogliere, interpretare e tradurla in opportunità di business. 

Come persone dobbiamo augurarci di riscoprire di quanta ricchezza, quella vera, ci sia attorno a tutti noi e di attribuire il giusto valore a quei fenomeni sensoriali che solo il viaggio, la scoperta, le emozioni e il rapporto umano ci possono regalare. 

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