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[L’intervento] Nando Pagnoncelli (Presidente IPSOS): «Una signora di cinquant’anni che non ha mai lavorato difficilmente oggi avrà un’opportunità di lavorare: ecco tutti gli ostacoli per la parità di genere»

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Nando Pagnoncelli, presidente di IPSOS,  ha rilasciato in esclusiva all’Osservatorio Economico e Sociale Riparte l’Italia, alcune dichiarazione nel webinar dal titolo “I fattori di competitività delle imprese su cui investire”.

L’evento, moderato da Paolo Peluffo, il segretario generale del CNEL, ha visto tra gli ospiti anche Angelica Krystle Donati, Ceo di Donati Immobiliare Group e presidente ANCE Giovani per la Regione Lazio, Pasquale Tridico, presidente dell’INPS, e Niko Romito, Chef tre stelle Michelin

Ho l’impressione che un minimo di rottura culturale, di predisposizione positiva per creare uno scalino, una sorta di trend ci sia in questo momento. Ha anche lei quest’impressione? Esiste qualche dato su come interrompere questa curva della grande stagnazione?

«C’è più di qualche dato. Abbiamo intere ricerche su questo fenomeno. Ci sono delle rotture importanti. Per esempio il tema del genere è diventato di straordinaria attualità. Però attenzione, perché ci sono dei dati strutturali e dati culturali. Prima si parlava di parità di genere e dell’ingresso delle donne nel mondo del lavoro: sono temi interconnessi con quello demografico. Abbiamo una popolazione non giovane ed è complesso immaginare di poter recuperare il gap con la media europea e con i Paesi più virtuosi rispetto all’occupazione femminile».

«Una signora di cinquant’anni che non ha mai lavorato difficilmente oggi avrà un’opportunità di lavorare o avrà una formazione che le consentirà di avere un’occupazione. Accanto a questa maggiore attenzione al tema del genere e alla parità di genere, che riscontriamo in tutte le ricerche, coesiste un elemento un po’ critico. Lo diceva la dottoressa Donati, abbiamo fatto ricerca durante il lockdown, ed è impressionante l’idea che il carico di lavoro domestico, nel momento in cui l’uomo è a casa gravi ulteriormente sulla popolazione femminile. È un controsenso. O meglio, non possiamo immaginare che in modo inerziale si arrivi a un cambiamento profondo. Soprattutto quando abbiamo a che fare con elementi culturali».

«Da un lato il legislatore deve favorire questi processi, dall’altro anche il cittadino deve essere consapevole delle sue responsabilità. Anche all’interno delle mura domestiche. Abbiamo uno squilibrio del lavoro domestico enorme tra maschi e femmine, decisamente più elevato. Siamo il Paese europeo con lo squilibrio più elevato. In una situazione di questo tipo, mi rendo conto che stiamo parlando di un momento di rottura, ma deve essere accompagnato anche dalla consapevolezza che molti cambiamenti avvengono attraverso il cambiamento individuale».

«Faccio un passaggio sul tema demografico. È un tema che il presidente Ciampi ha affrontato in un’epoca lontana, quando non avevamo ancora i numeri di questi anni. Sappiamo che il tasso di natalità è incostante calo. Mi pare, però, che ci siano alcune riflessioni che dobbiamo fare. Per la ripresa del Pil parlavamo di tre aspetti importanti: la parità di genere, il capitale umano e l’immigrazione».

«Volevo richiamare l’attenzione su un elemento che mi sembra importante, che sdrammatizzi un po’ l’idea che i giovani vanno all’estero. Molto spesso il livello di competenze che si acquisiscono all’estero, dove i giovani vengono messi alla prova, possono essere utilizzati anche dal nostro Paese, esattamente come nel meccanismo cinese di cui parlava la dottoressa Donati prima».

«Però volevo affrontare delle questioni che mi sembrano importanti. Noi siamo tra i Paesi europei con il più elevato tasso di giovani, tra i 18 e i 34 anni, che vivono ancora nella famiglia d’origine: 2 su 3. Se poi pensiamo alla fine del ciclo universitario, tra i 25 e 35 anni, 1 su 2. Ora, mi verrebbe da dire “per fortuna che c’è questa welfare privato”. Però, attenzione, perché inevitabilmente affrontare il processo di autonomia dei giovani significa affrontarlo in termini olistici. Non si può pensare di prendere un pezzettino solo. Voglio dire, un conto è l’occupazione giovanile, un altro è il salario di ingresso. Perché anche da questo punto di vista siamo molto arretrati rispetto a ciò che avviene all’estero».

«Poi c’è una terza questione: le politiche abitative. Se un giovane che deve trasferirsi da una parte all’altra dell’Italia impiega due terzi del suo stipendio per pagare l’affitto, probabilmente non si sposterà o comunque non sarà incentivato a farlo. Abbiamo anche il tema delle politiche conciliative che fa il paio con le politiche sulla parità di genere. Non dobbiamo inventarci molto, basta solo guardare gli esempi più virtuosi dei Paesi del Nord Europa, dove al crescere del tasso di occupazione femminile aumenta il tasso di natalità. Mentre da noi  se una donna ha un figlio deve smettere».

Ci sono aspetti culturali su cui bisognerebbe lavorare. Si ritiene ottimista? Cosa c’è dietro l’angolo?

«Sono ottimista perché vedo segnali incoraggianti, ciò non significa che andremo tutti in quella direzione. Un primo elemento è il tema del recupero del valore del pubblico. Mentre prima eravamo abituati al pendolo dalla parte del privato: più scelta, qualità migliore. Il pubblico invece era inefficenza, sprechi, e così via. La pandemia ci ha fatto riflettere sul valore del pubblico, a partire dalla sanità pubblica».

«Un secondo elemento è la pubblica amministrazione. È chiaro che ci siano atteggiamenti di grande scontento da parte della popolazione, ma si intravedono segnali per cui la pubblica amministrazione, attraverso soprattutto la trasformazione digitale, sta andando molto più incontro alle aspettative e alle esigenze dei cittadini».

«Un altro elemento importante sono le imprese. Abbiamo intervistato campioni di imprenditori e a me ha colpito molto che la domanda prevalente sia quella della Semplificazione, sia dal punto di vista normativo, sia dal punto di vista del rapporto con la pubblica amministrazione. Ma la cosa che mi ha colpito di più è che gli imprenditori non vogliono un clima da “liberi tutti”. Voglio essere messi nelle condizioni di poter operare e quindi una pubblica amministrazione vicina e nello stesso tempo una semplificazione normativa che non vuole dire assenza di controlli e sanzioni anche severa.

«Il covid si è portato dietro tutti questi aspetti: il recupero del valore del tempo, uscire dal dominio dell’immediato, la programmazione e la gradualità dei provvedimenti e degli interventi. Credo che da questo punto di vista ci siano elementi importanti. Bisogna fare in modo che la fiducia dei cittadini aumenti. Bisogna che i cittadini siano resi più consapevoli degli sforzi che vengono fatti a vantaggio dei cittadini e delle imprese».

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