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Giorgia Meloni: “Sul PNRR siamo entro i termini. Sulla cura del territorio cambiamo strategia”

Guardando alle due settimane appena passate, Giorgia Meloni vede un percorso simile alle montagne russe, cominciato in discesa, con l’incontro con il Santo Padre agli Stati generali per la Natalità, proseguito poi Reykjavik, Islanda – dov’era giovedì scorso per il Consiglio d’Europa (anche per ricucire un rapporto un po’ usurato con il presidente Macron) – per poi andare a Hiroshima, unica donna tra i Grandi del G7, dove ha incontrato nuovamente Zelensky, fino all’Emilia Romagna, dove è atterrata lasciando in anticipo il Giappone per entrare con gli stivali e l’acqua al ginocchio nelle cantine delle vittime dell’alluvione. Per poi tornarci due giorni dopo, con Ursula von der Leyen e mostrare alla presidente del Parlamento Europeo quanto quella regione abbia bisogno anche del sostegno dell’Europa. Ne parla in un’intervistata sul Messaggero di Massimo Martinelli.

Presidente, proviamo a fare un bilancio cominciando dall’alluvione in Emilia-Romagna. Lei è andata di persona già due volte e il Governo ha stanziato due miliardi di euro per l’emergenza. Oltre alla ricostruzione, state pensando anche alla messa in sicurezza del Paese affinché tragedie come questa non possano ripetersi?

«L’Emilia-Romagna è stata colpita da un’ondata di maltempo eccezionale. 500 mm di pioggia in meno di 15 giorni, la metà di quanta ne cade mediamente in un intero anno in quella zona. Città sott’acqua, infrastrutture compromesse, attività economiche e produttive in ginocchio, oltre 15 mila sfollati e 15 vittime. Davanti ad una catastrofe di questo tipo il Governo ha dato una risposta immediata, estendendo lo stato d’emergenza ai territori che non erano stati toccati dalla prima ondata di maltempo, compresi diversi Comuni marchigiani e toscani. Abbiamo mobilitato oltre due miliardi di euro per intervenire nell’immediato».

«Non ricordo in passato una cifra simile messa sul piatto in 72 ore. Siamo consapevoli che non è sufficiente, e siamo già al lavoro per le misure sulla ricostruzione. Mettere in sicurezza l’Italia è una sfida epocale. Stiamo purtroppo scontando decenni di scelte mancate e di ritardi e l’idea, errata, che la cura del territorio non fosse un investimento strategico. Bisogna cambiare paradigma. Nessuno ha la bacchetta magica ma è arrivato il momento di immaginare un modello completamente nuovo, che sappia responsabilizzare di più tutte le amministrazioni coinvolte e permetta di realizzare le opere necessarie, velocemente e bene. E capire che ci sono interventi che non possono essere più rimandati o bloccati dalla burocrazia o da un certo ecologismo ideologizzato. Non è facile, ma ci metteremo tutto il nostro impegno».

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