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L’incognita francese può innescare una crisi debitoria sull’Italia | L’analisi di Stefano Lepri

Perché preoccuparsi del deficit di bilancio italiano, con tutto lo sconquasso che sta avvenendo in Europa, si potrebbe dire… E invece no, afferma sulla Stampa Stefano Lepri, è vitale che stia attenta ai suoi conti l’Italia, che con vari altri Paesi euro a Bruxelles sarà sottoposta a «procedura di infrazione».

Se le scelte di un nuovo governo francese scateneranno una crisi debitoria, per noi sarà peggio che per gli altri.

Il rischio è pesante.

Rifiutando per ora gli inviti a «melonizzarsi» che vengono dal padronato, il Rassemblement National di Marine Le Pen pur con i sondaggi che lo danno largamente in testa non ridimensiona il suo costosissimo programma elettorale.

Il deficit pubblico francese, già oggi ben oltre la soglia del 3% sul Pil, andrebbe perlomeno verso il 6%.

Nei giorni scorsi i mercati finanziari hanno chiaramente mostrato che una crisi non resterebbe circoscritta alla Francia.

Mentre lo «spread» francese balzava da meno di 50 a oltre 74 punti base, quello italiano andava da circa 130 a oltre 150.

Il rendimento dei BTp a 10 anni sfiora di nuovo il 4%, una soglia significativa se si vuole che il debito nel tempo non aumenti.

Alla Bce questa reazione dei mercati la si considera tutto sommato contenuta.

Nelle previsioni degli analisti finanziari, il programma elettorale lepenista non sarà applicato per intero perché il Rn, pur se vincitore, non avrà la maggioranza in Parlamento.

Ad esempio, Allianz ipotizza qualcosa di simile a quanto avvenne in Italia con il governo giallo verde del 2018, e spread francese a 120.

Tutti i partiti francesi vedono «collera» nell’elettorato; certo sia l’estrema destra, sia la nuova alleanza di sinistra, vogliono placarla con massicce dosi di spesa pubblica; e parecchio promette anche la ex maggioranza macroniana.

Ma è davvero questo che serve?

O non sono piuttosto i partiti a reagire agli stimoli nell’unico modo che conoscono, inseguendo alla cieca le stesse vecchie ricette?

Il ministro Giorgetti sostiene che non sarà troppo difficile adeguarsi alle richieste di correzione che la Commissione europea farà.

Al fondo il problema resta però che negli anni prossimi all’Italia sarà difficile reggere il peso del debito se la sua economia non diverrà più dinamica, con un tasso di crescita più alto.

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