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[L’intervento] Carlo Di Cicco (vaticanista): Firmato il patto tra Papa Francesco e i giovani per un’economia alternativa al capitale

Il patto è più impegnativo e operativo del manifesto. Specie in economia, parola che evoca una delle ragioni per cui l’umanità è sempre in guerra fin dagli albori. In economia, il manifesto mette in circolo idee e pensieri nuovi per il cambiamento. Il patto mette in circolo un agire concreto e diverso.

Nell’ambito economico, entro una geopolitica distratta e sull’orlo di esplodere logorata dalla pandemia, dalla crisi finanziaria, dalla guerra in Ucraina a rischio di conflitto mondiale perfino nucleare, è stato piantato un seme piccolissimo di cambiamento. Tre giorni di una sfida pacifica e determinata, che saranno ricordati come i tre giorni di un patto per una economia alternativa al capitalismo “che uccide”. Un patto per una economia della vita di tutti. La svolta a fare diversamente l’economia globale potrebbe riuscire oppure no.

Intanto il patto è stato firmato da papa Francesco e dalla quattordicenne Lilly Ralyn Satidtanasarn, a nome dei mille giovani partecipanti in presenza al primo incontro internazionale di The Economy of Francesco. Un’adolescente thailandese e il vescovo di Roma, disarmati custodi di una carta di impegni gravosi. Da subito. Un piccolo fiammifero acceso nel buio per rendere possibile nei tempi lunghi superare l’attuale sistema economico capitalista che non garantisce giustizia, uguaglianza, pace; emargina e scarta.

L’Economia di Francesco si ispira al santo di Assisi, quello del Cantico delle creature che stabilisce un legame strettissimo tra economia ed ecologia. Lui è l’ispiratore storico dell’attuale papa, finora l’unico tra i 265 successori dell’apostolo Pietro a chiamarsi Francesco. Del legame interdipendente tra economia ed ecologia il papa gesuita ha trattato nella sua enciclica del 2015 Laudato sì, suscitando ampi consensi ma scarso seguito per nuove politiche ambientaliste comuni.

Obiettivo ripreso in prospettiva umanistica nell’enciclica Fratelli tutti del 2020. In termini tanto chiari e consequenziali che il vescovo di Assisi Domenico Sorrentino traduce l’Economia di Francesco in Economia della fraternità. È da credergli dal momento che lo stesso Sorrentino è a capo del cantiere di The Economy of Francesco. Per realizzarla c’è già un percorso segnato: ripartire dagli ultimi. Dai poveri e dai loro bisogni. Se i poveri resteranno ai margini del sistema economico non ci sarà soluzione per nessuno.

Siccome è Bergoglio a dare la spinta iniziale al progetto di economia alternativa, per capirne l’intenzione non c’è di meglio che studiarne segni e parole. La prima pietra è il messaggio del maggio 2019 con l’invito ai giovani economisti di tutto il mondo a un convegno in Assisi per riflettere e sigillare un patto teso a rinnovare l’economia globale, forse ispirata all’economia di comunione nata nella mente e nel cuore di una Chiara dei nostri tempi, sostitutiva dell’economia degli egoismi. Idea grande, dal successo incerto.

A scalzare il capitalismo neoliberista aveva già provato e si era organizzato allo scopo con altri mezzi e risorse il movimento internazionale comunista, uscito sconfitto dal confronto. Si tratta infatti di una lotta che tocca le corde più intime dell’umano, il santuario dell’io. L’egoismo genera mostri e sparge il male ostacolando la fraternità e la giustizia. Ora ci prova il papa con i giovani esperti di economia. Pensare e promuovere l’uomo nuovo aperto al servizio degli altri piuttosto che ripiegato su di sé è un’impresa di nuova creazione: durerà tutto il tempo dell’umanità. Pertanto, non c’è spazio all’illusione.

Ma sia papa Francesco che i giovani firmatari del patto fondato sulla solidarietà, la giustizia e la fraternità, sono coscienti di aver posto soltanto un seme di un percorso a rischio di interruzione, sconfitta e persino abbandono nei decenni avvenire. La storia insegna: a distanza di secoli l’economia di Francesco resta un obiettivo da centrare. Proprio per questo il consiglio evangelico di costruire la casa sulla roccia e non sulla sabbia, spiega la cura con la quale l’incontro di Assisi è stato preparato, con studi, esperienze, idee scambiate on line nel corso della pandemia.

E come l’incontro in presenza sia stato festoso dopo la lunga attesa da parte dei due interlocutori, i giovani e il papa. Hanno sapore di profezia le parole di papa Francesco dette nel Pala-Eventi di Santa Maria degli Angeli: «Carissime e carissimi giovani, buongiorno! Saluto tutti voi che siete venuti, che avete avuto la possibilità di essere qui, ma anche vorrei salutare tutti coloro che non sono potuti arrivare qui, che sono rimasti a casa: un ricordo a tutti! Siamo uniti, tutti: loro dal loro posto, noi qui».

«Ho atteso da oltre tre anni questo momento, da quando, il primo maggio 2019, vi scrissi la lettera che vi ha chiamati e poi vi ha portati qui ad Assisi. Per tanti di voi – lo abbiamo appena ascoltato – l’incontro con l’Economia di Francesco ha risvegliato qualcosa che avevate già dentro. Eravate già impegnati nel creare una nuova economia; quella lettera vi ha messo insieme, vi ha dato un orizzonte più ampio, vi ha fatto sentire parte di una comunità mondiale di giovani che avevano la vostra stessa vocazione».

«E quando un giovane vede in un altro giovane la sua stessa chiamata, e poi questa esperienza si ripete con centinaia, migliaia di altri giovani, allora diventano possibili cose grandi, persino sperare di cambiare un sistema enorme, un sistema complesso come l’economia mondiale. Anzi, oggi quasi parlare di economia sembra cosa vecchia: oggi si parla di finanza, e la finanza è una cosa acquosa, una cosa gassosa, non la si può prendere. Una volta, una brava economista a livello mondiale mi ha detto che lei ha fatto un’esperienza di incontro tra economia, umanesimo e religione».

«Ed è andato bene, quell’incontro. Ha voluto fare lo stesso con la finanza e non è riuscita. State attenti a questa gassosità delle finanze: voi dovete riprendere l’attività economica dalle radici, dalle radici umane, come sono state fatte. Voi giovani, con l’aiuto di Dio, lo sapete fare, lo potete fare; i giovani hanno fatto altre volte nel corso della storia tante cose». La scommessa iniziale di Francesco è sui giovani posti al centro attivo del progetto. Non qualcosa per i giovani ma con loro.

Giovani e poveri sono la risorsa umana pensata dal papa per la riuscita di una sfida che per la scienza economica prevalente può apparire risibile. Anzi perfino il tallone di Achille del sogno di Bergoglio che, tuttavia, scommette proprio sulla debolezza apparente delle risorse umane. Papa Francesco sa del rischio ma per riuscire abbandona la fiducia cieca nel denaro riportandolo al ruolo di mezzo. Coltiva le persone prima che le banche per andare lontano. «State vivendo la vostra giovinezza in un’epoca non facile: la crisi ambientale, poi la pandemia e ora la guerra in Ucraina e le altre guerre che continuano da anni in diversi Paesi, stanno segnando la nostra vita».

«La nostra generazione vi ha lasciato in eredità molte ricchezze, ma non abbiamo saputo custodire il pianeta e non stiamo custodendo la pace. Quando voi sentite che i pescatori di San Benedetto del Tronto in un anno hanno tirato fuori dal mare 12 tonnellate di sporcizia e plastiche e cose così, vedete come non sappiamo custodire l’ambiente. E di conseguenza non custodiamo neppure la pace. Voi siete chiamati a diventare artigiani e costruttori della casa comune, una casa comune che “sta andando in rovina”».

Diciamolo: è così. «Una nuova economia, ispirata a Francesco d’Assisi, oggi può e deve essere un’economia amica della terra, un’economia di pace. Si tratta di trasformare un’economia che uccide, in un’economia della vita, in tutte le sue dimensioni. Arrivare a quel “buon vivere”, che non è la dolce vita o passarla bene, no. Il buon vivere è quella mistica che i popoli aborigeni ci insegnano di avere in rapporto con la terra». Più che previsioni è in gioco la profezia.

«Quando alla comunità civile e alle imprese mancano le capacità dei giovani è tutta la società che appassisce, si spegne la vita di tutti. Manca creatività, manca ottimismo, manca entusiasmo, manca il coraggio per rischiare. Una società e un’economia senza giovani sono tristi, pessimiste, ciniche. Se voi volete vedere questo, andate in queste università ultra-specializzate in economia liberale, e guardate la faccia dei giovani e delle giovani che studiano lì».

Ma grazie a Dio voi ci siete: non solo ci sarete domani, ci siete oggi; voi non siete soltanto il “non ancora”, siete anche il “già”, siete il presente”. La terra brucia oggi, ed è oggi «che dobbiamo cambiare, a tutti i livelli». Basta spigolare tra gli spunti del discorso del papa per coglierne forza e novità. «Non basta fare il maquillage, bisogna mettere in discussione il modello di sviluppo. La situazione è tale che non possiamo soltanto aspettare il prossimo summit internazionale, che può non servire: la terra brucia oggi, ed è oggi che dobbiamo cambiare, a tutti i livelli».

«Se parliamo di transizione ecologica ma restiamo dentro il paradigma economico del Novecento, che ha depredato le risorse naturali e la terra, le manovre che adotteremo saranno sempre insufficienti o ammalate nelle radici… È questo il tempo di un nuovo coraggio nell’abbandono delle fonti fossili d’energia, di accelerare lo sviluppo di fonti a impatto zero o positivo». E ancora la sostenibilità nell’ambiente, nelle relazioni umane, ma anche spirituale: «C’è una insostenibilità spirituale del nostro capitalismo. il primo capitale di ogni società è quello spirituale, perché è quello che ci dà le ragioni per alzarci ogni giorno e andare al lavoro, e genera quella gioia di vivere».

Non basta riverniciare il sistema, bisogna «cambiare la struttura». Tre le indicazioni di Francesco per andare avanti: guardare il mondo con gli occhi dei più poveri, non dimenticarsi dei lavoratori, tradurre gli ideali, i desideri, i valori in opere concrete. Leggere per intero il discorso di Francesco è come mettersi nello zaino vitamine cui far ricorso nel tempo della stanchezza, quando verrà la tentazione di tornare al calduccio degli egoismi che però generano una «carestia di felicità». 

Il patto siglato è la spinta rinnovabile per andare avanti al presente e in tempi difficili. Una risposta a Francesco dalle giovani economiste, imprenditori change makers chiamati da ogni parte del mondo ad Assisi «consapevoli della responsabilità che grava sulla nostra generazione» che si impegnano «ora, singolarmente e tutti insieme, a spendere la nostra vita affinché l’economia di oggi e di domani diventi una Economia del Vangelo».

«Quindi: un’economia di pace e non di guerra, un’economia che contrasta la proliferazione delle armi, specie le più distruttive, un’economia che si prende cura del creato e non lo depreda, un’economia a servizio della persona, della famiglia e della vita, rispettosa di ogni donna, uomo, bambino, anziano e soprattutto dei più fragili e vulnerabili. Un’economia dove la cura sostituisce lo scarto e l’indifferenza, un’economia che non lascia indietro nessuno, per costruire una società in cui le pietre scartate dalla mentalità dominante diventano pietre angolari».

«Un’economia che riconosce e tutela il lavoro dignitoso e sicuro per tutti, in particolare per le donne, un’economia dove la finanza è amica e alleata dell’economia reale e del lavoro e non contro di essi, un’economia che sa valorizzare e custodire le culture e le tradizioni dei popoli, tutte le specie viventi e le risorse naturali della Terra, un’economia che combatte la miseria in tutte le sue forme, riduce le diseguaglianze e sa dire, con Gesù e con Francesco, “beati i poveri”».

«Un’economia guidata dall’etica della persona e aperta alla trascendenza, un’economia che crea ricchezza per tutti, che genera gioia e non solo benessere perché una felicità non condivisa è troppo poco. Noi in questa economia crediamo. Non è un’utopia, perché la stiamo già costruendo. E alcuni di noi, in mattine particolarmente luminose, hanno già intravisto l’inizio della terra promessa».

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