[L’intervento] Claudio Cricelli (Presidente Società Italiana di Medicina Generale): «Ecco perché l’organizzaizone della Medicina Generale deve cambiare subito. La dura lezione del Covid 19»

Una letteratura sterminata accompagna da mesi la pandemia Covid-19. Costata sinora, circa 27mila miliardi alle economie del mondo.

Su di essa abbiamo letto e scritto di tutto. Spesso in fretta e analizzando dati  sommari ed imprecisi.

Le riviste internazionali di medicina e scienza hannio anteposto l’immediatezza alla tradizionale cautela e controllo delle fonti e dei dati.

Le conoscenze scientifiche sono giunte come è logico come conseguenza di esperienze e tentativi di diagnosi , terapia , gestione clinica di Covid largamente empirici.

L’empirismo il prova e sbaglia e impara ha dominato la scienza, le professioni e assai largamente l’organizzazione sanitaria.

Delle tre quest’ultima ha sofferto la mancanza di metodo manageriale che caratterizza in gran parte le politiche sanitarie nazionali e regionali del nostro Paese .

Esprimo il parere che la reazione delle componenti cliniche sia stata di gran lunga più tempestiva ed efficace delle soluzioni politiche ed organizzative.

I medici hanno maggiore abitudine al metodo scientifico. La legge 24/2017, inspiegabilmente e troppo presto dimenticata, non si applica alla pubblica amministrazione. Il rispetto delle linee guida sembra tutelare i cittadini dall’errore medico. Mai o quasi mai dall’inefficienza della pubblica amministrazione.

La considerazione che una catastrofe di dimensioni inimmaginabili fosse imprevedibile e profondamente vera. Che le reazioni a tali situazioni catastrofiche debbano essere affidate alla improvvisanzione è tuttavia fallace e pericolosa. La linea di comando e controllo dei sistemi sanitari è spesso imperfetta, ma i  suoi principi fondamentali sono codificati e noti.

Se uno solo deicomparti del SSN è escluso dal coordinamento dell’organizzazione e dell’allocazione delle risorse , quel comparto diventa totalmente inefficiente . Se tutto il sistema sanitario ospedaliero  viene pur faticosamente portato a livello di sicurezza con dotazioni progressivamente adeguate e le strutture del territorio restano inesorabilmente escluse dal processo di ammodernamento, dotazione, allocazione di strumenti, risorse sanitarie ed umane , l’anello debole paretianamente cede e subisce paradossalmente l’accusa di inefficienza, e talvolta di disinteresse e menefreghismo.

Al contrario grazie all’istintiva reazione dei medici di famiglia sono miracolosamente avvenute alcune reazioni culturali ed organizzative che costituiscono i presuppost istrutturali di una nuova , riformata , diversa e ripensata strutturalmente Medicina Generale.

Dobbiamo contrapporre a quello attuale unnuovo  progetto, fatto di una visione lucida, rigorosa. Un progetto profondamente radicato e integrato alla realtà di una moderna COMUNITÁ,  dei suoi bisogni e delle sue aspettative di salute  e che non ha bisogno e non vuole minimante un medico sportellista di un Centro Sanitario.

Dobbiamo proporre un modello di integrazione forte ,convincente fatto di competenza clinica e di ricchezza relazionale fondato su una  solida organizzazione del lavoro di equipe.

Dobbiamo superare il concetto di uno o più dottori, qualche infermiera e un po di personale amministrativo spacciati per organizzazione di un team.

Se il modello di riferimento resta ancora quello del Regno Unito, ad esso dobbiamo avvicinarsi funzionalmente.

Innanzitutto una prammatica di come si lavora insieme, in cui i numeri sono la conseguenza delle funzioni. Oggi la Medicina Generale (MG) britannica occupa quasi 200 mila addetti.  Solo 45,869 sono GPs[1].

Il resto è composto da infermieri (24.121), da personale amministrativo non clinico (97.213) e da personale addetto all’assistenza domiciliare (20.622).

In totale 3,1 unità di personale per ogni medico. L’aggregazione di uno studio medico varia da 3 a 7 medici a seconda delle realtà locali, con valori di clientela che vanno da 5.500 ad oltre 10.000 assistiti per aggregazione.

In pratica, un team di 5 medici comprende un gruppo di collaboratori – sanitari e non – di circa 15 unità. Quanto questo dato numerico coincida con l’efficienza e la qualità professionale è oggetto di un altro ragionamento.

Ma è evidente che questo rapporto di un addetto alle cure primarie ogni 500 assistibili è un dato consolidato e non contestabile.

Questo dato è peraltro inferiore al rapporto tra personale medico, amministrativo, tecnico ed infermieristico di una struttura specialistica, pari ad un multiplo di  5-10 volte tale rapporto.

Ma il vero tema in discussione non è fatto di numeri e di quantità.

L’efficienza e l’efficacia di un sistema sanitario poggiano su criteri diversi dal semplice rapporto tra costi generali, numero di addetti  e prestazioni erogate – output -.

Il vero tema è l’utilità di un comparto del sistema sanitario in rapporto ai bisogni evolutivi di quella società, in quel Paese, nella prospettiva delle attese di salute e dell’evoluzione epidemiologica delle malattie.

 E, una volta per tutte, sulla qualità dei risultati clinici – outcomes- in rapporto agli obbiettivi di sistema.

La Medicina Generale moderna è fatta di aggregazioni di reti informatiche e di comunicazione digitale, di divisione di compiti e funzioni, di organizzazione del team di cure, di dotazione tecnologica, infrastruttura informatica, capacità di relazione con la clientela ed il territorio.

Questa Medicina Generale analizza, si organizza e si adatta ai bisogni del suo territorio. Si specializza in persone.

Non sta dietro un bancone ad aspettare che una sofisticata ed esigente organizzazione sociale si adatti ad una centralistica organizzazione burocratica.

Questa Medicina Generale non può essere sostituita a piacere da un sistema in cui è il servizio sanitario ad attendere e dare risposte (magari anche ben integrate) all’interno delle sue strutture.

Un ospedale del territorio, non travestito da cure territoriali, ma con un’anima ospedaliera e da Sanità Pubblica.

Si confrontano in realtà due distinte, differenti modalità d’interpetrare il ruolo moderno del cittadino nei confronti dello Stato e dei suoi  sistemi.

Il primo  modello pone al centro lo Stato e le sue istituzioni, con le sue regole, le sue farraginosità, la sua burocrazia, le sue gerarchie, le sue dipendenze di carriera dalla politica.

Il secondo, quello della Medicina Generale è moderno e risponde all’inversione del paradigma delle complesse società del nostro tempo.

Un medico della persona, specializzato in  persone, non un impersonale operatore salariato.

Una nuova Medicina Generaele ripensa innanzitutto il suo rapporto con il suo interlocutore che è lo Stato, ma focalizza la sua visione sul suo “cliente” privilegiato che è il cittadino.


[1] GPs = General Practicioners, in italiano Medici di Medicina Generale (MMG).

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