Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Le discontinuità fanno bene alle imprese italiane | L’intervento di Luigi Consiglio – Eccellenze d’Impresa

Le aziende in tutto il mondo hanno archiviato un 2023 sorprendentemente positivo.

Nel primo trimestre 2024, seppur tra luci e ombre, la tendenza positiva si conferma.

La domanda è tesa e costante come se il periodo post Covid non volesse più finire.

Il mondo scoppia di utili che verranno distribuiti con le approvazioni dei prossimi bilanci.

Grazie a un combinato disposto di voglia di vivere, disponibilità di risparmi accumulati, robusti trasferimenti a imprese e famiglie, la domanda continua a crescere, malgrado i prezzi dei fattori mai così elevati e le crescenti difficoltà di approvvigionamento in tutto il mondo.

A giudicare dal sentiment diffuso tra i ceo statunitensi questa euforia non accenna a ridursi, sostenuta da una previsione di calo del tasso di sconto, tanto in Usa che in Europa.

Naturalmente, alcuni settori non stanno beneficiando di questi trend.

L’industria del lusso, per esempio, ha compiuto alcuni errori di previsione, subisce il rallentamento dell’Asia ed è gravata da una crisi reputazionale dovuta alla sottovalutazione dei temi legati alla sostenibilità.

Oppure quei settori che hanno subito interventi regolatori erratici e dissennati sul controllo delle emissioni come l’automotive o quelli che hanno sottovalutato la necessità di reshoring.

Come si posiziona l’industria italiana in questa ripresa costante che il mondo sta vivendo? La risposta breve è che l’industria italiana ha resistito meglio dei diretti concorrenti alle crisi.

Ha saputo sfruttare meglio le opportunità fornite dalle discontinuità proprio a causa di una taglia media minore e un tasso di imprenditorialità sul Pil molto più elevato degli altri sistemi industriali.

La grande azienda ha processi molto strutturati che la ingessano rispetto ai cambiamenti repentini che le discontinuità impongono.

L’industria italiana è flessibile e, più che resiliente, è reattiva e opportunista proprio nei momenti più complessi.

Da un’analisi che abbiamo compiuto su oltre 20.000 aziende – contenuta nel libro Campioni d’Italia edito da Mind Edizioni nella collana di Harvard Business Review Italia – abbiamo ricercato le caratteristiche competitive del sistema industriale italiano.

Il risultato dell’analisi di regressione indica i seguenti fattori critici di successo, specifici per l’impresa italiana: la guida imprenditoriale di aziende medio piccole, il focus sull’innovazione di prodotto e di processo, l’internazionalizzazione customizzata sui clienti e mercati di destinazione.

Queste caratteristiche, unite alla grande diversificazione di settori industriali di presenza e alla leadership mondiale in decine di migliaia di prodotti, rendono il sistema Italia particolarmente robusto e resiliente rispetto alle crisi.

L’Italia può essere immaginata come una rete di piccoli propulsori indipendenti che trascina il pil del Paese anche durante le tempeste.

Tipicamente, infatti, le crisi colpiscono alcuni comparti più di altri ed è in questo che l’Italia è avvantaggiata rispetto al resto del mondo: non è dipendente da un settore dominante.

Con il progetto Eccellenze d’Impresa abbiamo voluto mettere in luce proprio questi aspetti del tessuto industriale italiano, premiando oltre 100 aziende che spaziano dalla farmaceutica, all’alimentare, dal lusso alla tecnologia.

Un campione che rappresenta molto bene quella serie di motori pulsanti che riusciranno a portarci indenni attraverso la nuova era di crisi che si susseguono.

Il nostro sistema industriale si è abituato a vivere in un mondo la cui cifra è l’assenza della normalità e ha imparato a rendere la capacità di navigare nelle discontinuità uno dei suoi principali vantaggi competitivo.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.