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[L’analisi] La transizione energetica sta fallendo. E non può attendere la fine della guerra in Ucraina

La guerra in Ucraina ha imposto delle scelte a favore della ri-carbonizzazione delle fonti energetiche, rinviando di fatto la transizione energetica. L’impatto dei cambiamenti climatici potrà attendere la fine della guerra per essere affrontato?

António Guterres ha affermato che “i paesi potrebbero essere così consumati dall’immediato divario di approvvigionamento di combustibili fossili da trascurare o mettere in ginocchio le politiche per ridurre l’uso di combustibili fossili”, ha proseguito. “Questa è una follia. La dipendenza dai combustibili fossili è una distruzione reciprocamente assicurata”. Questa catastrofica situazione è visibile proprio all’interno dell’Unione Europea. Quello che resta da capire è se il conflitto in Ucraina sarà in grado di far accelerare la transizione energetica oppure se la farà arrestare totalmente.

Quale crisi ha la priorità? La guerra in Ucraina o la crisi climatica?

La politica nel 21esimo secolo non ha una direzione precisa o ideali da seguire, cambia in base al partito politico o all’emergenza corrente. L’opinione pubblica è in balia del vento mediatico e cambia così in fretta che spesso è difficile poterla seguirla. Fino a Febbraio 2022 non si è parlato altro che della crisi pandemica e del Covid-19, ora il conflitto in Ucraina ha preso l’attenzione pubblica e tutto il resto sembra sparire. Tuttavia, vi è una crisi più profonda che dovrebbe preoccupare l’opinione pubblica più che mai ed essa è la crisi climatica.

La crisi climatica non ha un volto e non vi è un nemico da identificare se non noi stessi, per questo motivo non è facile mantenere una costanza politica nell’affrontarla. Nonostante gli effetti dei cambiamenti climatici siano visibili e siano dannosi a livello globale per tutta l’umanità, non sono sempre se ne parla abbastanza e non sempre le istituzioni sono costanti nel affrontare tale problema. Di recente, il conflitto in Ucraina ha rinviato la transizione energetica. Un rinvio che potrebbe costarci caro dato. I cambiamenti climatici non aspettano che un conflitto si risolva e mettere il problema in secondo piano non diminuirà le conseguenze della crisi climatica.

Gli effetti del cambiamento climatico

Di cambiamento climatico se n’è parlato tanto, ma esattamente cosa è? E quali sono gli effetti di esso?

Il riscaldamento globale provoca lo scioglimento delle calotte polari e dei ghiacciai. Di conseguenza questo comporta una riduzione dell’acqua potabile a livello globale ma anche l’innalzamento del livello del mare con conseguente inondazione ed erosione delle zone costiere e basse.

In aggiunta, i cambiamenti climatici comportano anche la formazione di tempo estremo che danneggia la vita comune ed anche l’agricoltura in generale. Le forti piogge e altri eventi meteorologici estremi stanno diventando più frequenti. Ciò può portare a inondazioni e a una diminuzione della qualità dell’acqua, ma anche a una diminuzione della disponibilità delle risorse idriche in alcune regioni.

Per il continente Europeo vi sono svariati aspetti negativi che direttamente o indirettamente ci colpiranno o già ci colpiscono. Nello specifico nell’Europa meridionale e centrale stiamo assistendo a ondate di calore, incendi boschivi e siccità più frequenti. L’area mediterranea sta diventando più secca, rendendola ancora più vulnerabile alla siccità e agli incendi. Il Nord Europa sta diventando molto più umido e le inondazioni invernali potrebbero diventare comuni (come quella avvenuta in Germania recentemente). Le aree urbane, dove attualmente vivono 4 europei su 5, sono esposte a ondate di caldo, inondazioni o innalzamento del livello del mare, ma spesso non sono attrezzate per adattarsi ai cambiamenti climatici.

Tuttavia, l’Europa resta piuttosto protetta dagli effetti diretti dei cambiamenti climatici, ma questo è dovuto principalmente a fattori geografici ed alla robusta economia dei paesi europei che ci permette di poter affrontare le crisi climatiche al meglio. Questo però non ci deve far credere di esserne immuni. Infatti, l’instabilità che si creerà nel resto del mondo a causa dei cambiamenti climatici ci impatterà e dovremo affrontare crisi anche dall’altra parte del mondo.

Quali sono gli effetti dei cambiamenti climatici sui paesi in via di sviluppo?

Molti paesi poveri in via di sviluppo sono e saranno tra i più colpiti. Le persone che vivono lì spesso dipendono fortemente dal loro ambiente naturale e hanno meno risorse per far fronte al cambiamento climatico. Non agire in favore di una economia più verde vuol dire che queste popolazioni ne pagheranno le conseguenze.

Come abbiamo potuto constatare durante il Covid-19 viviamo ormai in un mondo interconnesso. Una malattia in Asia può facilmente diventare una pandemia in grado di mettere in ginocchio l’economi europee. Una siccità nel cuore dell’Africa si può tramutare in una crisi umanitaria ed in migliaia di profughi nei paesi europei. Bisogna agire in favore dell’ambiente, perchè queste crisi non aspetteranno che ritorni la pace in Europa per avvenire. Il conflitto in Ucraina ha rinviato la transizione energetica, ma questo non ci deve far pensare che la crisi climatica sia sparita.

Il Green Deal Europeo

L’Unione Europea si era posta, tramite il Green Deal, l’obbiettivo di diventare il primo continente ad emissioni zero. Tuttavia, dall’inizio del conflitto in Ucraina, il mercato energetico europee ha dovuto virare dal gas russo a combustibili fossili come il carbone. La scelta di dipendere così pesantemente dal gas russo ci è costata amaramente ed ora sembra in grado di eliminare tutte le speranze che si erano riposte nel Green Deal e nella transizione energetica.

La dipendenza dal gas russo resterà un problema che l’UE dovrà affrontare ma resterà una variabile costante per almeno i prossimi 10 anni, se si vuole continuare a mantenere un livello relativamente basso di emissioni. Tuttavia, questo conflitto può essere un’opportunità per i paesi membri per investire ulteriormente in risorse energetiche che non siano così pesantemente influenzate da paesi terzi. Il conflitto in Ucraina ed il rincaro dei prezzi energetici è un’opportunità per tutti i paesi membri per investire sul miglioramento dell’efficienza energetica e sugli investimenti nelle rinnovabili. Per quanto queste circostanze mettano a repentaglio molte industrie sia in Italia che in tutta Europa, è importante sfruttare questo momento per rendere l’economie europee più stabili e pronte ad affrontare l’economia del futuro.

Investire in energie rinnovabili, ora più che mai, è una necessità securitaria che non si può ignorare. Il conflitto in Ucraina ha rinviato la transizione energetica nel breve periodo, ma questo conflitto può essere l’incentivo per spingere l’intera UE verso un’economia più sostenibile. É vero che per sostenere l’economie europee in questo periodo sarà necessario l’utilizzo del carbone e di combustibili fossili più dannosi del gas. Questo però non vuol dire che l’utilizzo del carbone resterà un fattore invariato nel futuro. Anzi, stiamo già assistendo ad un incremento del prezzo del carbone e questo porterà le industrie europee a trovare nuove soluzioni sostenibili più economiche.

Il nucleare come possibile soluzione per il periodo di transizione

La crisi diplomatica con la Russia ci dimostra che negli ultimi decenni abbiamo commesso due fondamentali errori. Uno è stato quello di permettere che un paese terzo all’UE potesse controllare per il 40 per cento il nostro fabbisogno di gas. Una situazione del genere non dovrebbe essere accettabile per nessun paese, in quanto ci si pone in una situazione di totale svantaggio contrattuale, si può facilmente essere ricattati geopoliticamente e non favorisce una libera concorrenza fra i vari suppliers. Il secondo fattore che abbiamo sbagliato in parte dell’europea è stato quello di demonizzare fino allo sfinimento l’energia nucleare. Infatti, paesi come la Francia ad oggi non stanno subendo effetti così negativi come la Germania. Indipendentemente se si ritiene che il nucleare rientri tra le fonti di energie rinnovabili o meno, resta un’opzione che produce meno anidride carbonica e smog di tante altre.

Le scelte del passato impattano sul nostro presente e ci mostrano come avremmo potuto evitare la crisi energetica che stiamo affrontando oggi. Purtroppo, il passato non si può modificare, ma si può rendere il futuro migliore imparando dagli errori fatti.

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