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La rotta demografica dell’Italia ormai è segnata verso il continuo invecchiamento | L’analisi di Alessandro Rosina

Sul Sole 24 Ore Alessandro Rosina analizza i dati dell’ultimo Censimento Istat.

“È chiara la direzione verso cui sta andando la popolazione italiana.

È una rotta che porta ogni nuovo anno ad avere meno abitanti e più anziani rispetto al precedente.

Su queste tendenze incidono fattori che in parte riguardano tutto il mondo occidentale e in parte sono specifici del nostro paese.

Il vivere a lungo rientra senz’altro nel primo gruppo di fattori: l’aumento degli abitanti in età più matura interessa l’Italia come il resto d’Europa.

L’altra grande forza che sta riplasmando l’edificio demografico europeo è il declino della natalità.

Anche questa non agisce solo sull’Italia, ma è vero che intensità e conseguenze risultano distintive per il nostro paese”.

Siamo infatti “il Paese che in valori assoluti sta maggiormente contribuendo ad alimentare gli squilibri demografici europei, restringendo la popolazione dalla base a fronte di un continuo aumento del vertice.

Se consideriamo una cosa positiva il vivere bene e a lungo, la riduzione drastica dei giovani, conseguenza di una fecondità molto sotto il livello di equilibrio tra generazioni, non invece è legata ad alcun vantaggio.

A preoccupare, dunque, non è tanto la diminuzione della popolazione in sé, ma l’indebolimento quantitativo che le nuove generazioni portano nella forza lavoro.

A rischiare di più sono i territori più fragili e meno attrattivi verso i giovani, sia nel confronto tra paesi europei sia all’interno della penisola.

I dati del Censimento confermano che il decremento è in larga parte concentrato nel Sud Italia e nei centri con meno di 5 mila abitanti (che sono oltre i due terzi dei Comuni italiani).

Per non proseguire in una direzione che va a cronicizzare la crisi demografica, con i costi sociali ed economici che ne derivano, la soluzione – secondo Rosina – è solo una: rafforzare la presenza di giovani sia offrendo migliori opportunità (di lavoro e di progetti di vita) a quelli ancora presenti sul territorio e sia attraendo immigrazione di qualità.

I contesti che meno riusciranno a farlo si troveranno con una rotta verso il futuro che si allontana sempre più dalla valorizzazione delle potenzialità e diventa sempre più condizionata dai vincoli posti dagli squilibri demografici”.

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