La riforma della logistica deve lasciare alle aziende e ai lavoratori un margine per valutazioni e contrattazioni

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L’emergenza coronavirus avrà un senso se ognuno di noi, ma soprattutto la politica – e lo dico da ex senatore della Repubblica -,  avrà capacità di autocritica nel riflettere sulle debolezze sanitarie sociali e produttive emerse e che ancora emergono dalla crisi legata alla pandemia. Una serie di riflessioni sono necessarie per affrontare un futuro socio-economico che non sarà uguale a quello pre-crisi.

Nel tessuto produttivo italiano i trasporti hanno dimostrato di svolgere un ruolo socio-economico vitale. Per questo, giustamente, il settore ha ricevuto la massima attenzione delle istituzioni e della politica. Un’attenzione che sembra tuttavia aver trascurato il comparto marittimo.
Da presidente della holding Volaviamare, che raggruppa realtà di primo piano del settore, ritengo che sua un dato di fatto, appunto, la scarsa attenzione ricevuta dalle società di navigazione e dai marittimi nei vari DPCM emanati durante l’emergenza Covid-19.

Al momento, per esempio, ci sono ancora circa 4000 marittimi italiani che aspettano di essere rimpatriati: una situazione di cui si parla troppo poco.

Eppure per mare – e non tutti purtroppo lo sanno – si muovono il 90% delle merci mondiali. Circa due terzi del globo è costituito da oceani e l’Italia ha circa 8500 km di coste. Ma da anni, forse a partire dalla istituzione della legge 30/98, il trasporto marittimo è stato lasciato a se stesso. In ragione di ciò, ritengo – in virtù della mia lunga esperienza in un settore nel quale mio padre Agostino, fondatore di Alilauro, è stato un pioniere – che non bisogna oggi perdere l’occasione per porre in essere un’azione di riassetto e rilancio dell’intero comparto. Un’azione che potrebbe tradursi nei seguenti punti chiave:

  • Delegificare:
    • Chiarimento sulle competenze tra amministrazione e comando generale;
    • Decreti attuativi sulla legge 30/98 per un collocamento centralizzato;
    • Decreti attuativi per il DPR 18/04/2006 n.23;
    • Istituzione di un ministero delle politiche del mare con portafoglio.
  • Formare:
    • Ripristinare gli ex istituti nautici con l’integrazione di materie linguistiche ed informatiche in collaborazione con il Ministero della Pubblica Istruzione;
    • Aggiornamento delle materie scolastiche.
  • Defiscalizzare:
    • La legge 30/98 prevede delle agevolazioni condizionate dai viaggi internazionali, una soluzione, per la navigazione a corto raggio, è il superamento delle 100 miglia con il riconoscimento dei viaggi circolari (per es. Napoli-Ischia-Capri).
  • Banche e noli:
    • Una linea di credito dedicata allo shipping, vista la natura complessa di gestione aziendale delle compagnie di navigazione.
  • Donne e il mare:
    • L’introduzione un sistema di welfare autonomo ed indipendente dal sistema tradizionale, come per es. ripristinare l’IPSEMA, come peraltro già raccomandato dal MCL 2006 (Maritime Labour Convention). Allo stato attuale non si può parlare di sistema discriminante tra uomini e donne in quanto attualmente le norme a tutela del lavoro marittimo, in generale, sono poche. Il principale problema denunciato dalle donne imbarcate sono le molestie sessuali (Sexual Harassment) che le donne subiscono, purtroppo, a bordo. La soluzione va ricercata sicuramente insieme agli organi internazionali (ONU, ILO, IMO etc.).

Più in generale, ci sembra quanto mai opportuno interpretare il mare come un patrimonio, attraverso la creazione di un’unica regia nazionale che ragioni dell’importanza di fare sistema creando davvero i presupposti di un’Italia che si ponga, come peraltro suggeriscono la sua storia e la sua morfologia, come la naturale piattaforma del Mediterraneo, crocevia mondiale di persone e merci.

All’indomani della pandemia, i cui effetti negativi non hanno evidentemente risparmiato la holding che ho il privilegio di presiedere, occorre insomma ragionare sulle potenzialità  di un sistema nazionale di logistica intermodale, possibilmente anche per effetto di un CCNL di filiera snello che, una volta per tutte, lasci magari alle aziende e ai lavoratori un margine opportuno per le necessarie valutazioni e contrattazioni.

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