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Jacopo Morrone, Presidente Commissione bicamerale Ecomafie: “Reati per 4,5 miliardi nell’agroalimentare. Dobbiamo proteggere il Made in Italy” | Stati Generali della Ripartenza

Jacopo Morrone, nominato da poco Presidente Commissione bicamerale Ecomafie ha partecipato agli Stati Generali della Ripartenza organizzati a Bologna dall’Osservatorio economico e sociale Riparte l’Italia attraverso un dialogo con Giuseppe Caporale, direttore dell’Osservatorio.

È importante parlare del connubio quando mettiamo insieme ambiente, salute e criminalità organizzata. Qual è la sua attività su questo campo, il perimetro di azione e gli interventi possibili?

Grazie all’Osservatorio e al professor Balestra per l’opportunità che ci viene data, per confrontarci su temi concreti a prescindere dagli schieramenti politici, questo penso sia opportuno e sia un modello da ripetere perché è utile.

Sono da poco diventato presidente di questa commissione bicamerale che nasce nella XII legislatura, quindi se vogliamo diverso tempo fa. Questa volta si è istituita un anno dopo l’insediamento del governo, anche perché la riduzione del numero di parlamentari ha inciso nella difficoltà di formare commissioni di inchiesta, perché è difficile parteciparvi.

Leggendo il lavoro fatto dalle precedenti commissioni, ho dedicato un anno a questo progetto decidendo di riorganizzare la Commissione. Prima si trattava di ecomafia e quindi sostanzialmente degli illeciti per lo smaltimento dei rifiuti, ora abbiamo creato una norma legata agli illeciti nell’agroalimentare e abbiamo aggiunto un altro paragrafo riguardanti le zoomafie e uno riguardante i roghi. Abbiamo cercato di abbinare, con una legge istitutiva che si è costituita dopo un anno e pochi giorni fa c’è stata la prima convocazione con gli altri 36 commissari, tra senatori e parlamentare, e oggi abbiamo iniziato ad operare.

Siamo in un momento di ascolto, di audizione. Abbiamo sentito il ministro Fratin, ascolteremo a breve il ministro Lollobrigida, e avremo altri esponenti come Stefano Laporta. Raccoglieremo quelle che sono le informazioni, i filoni da poter perseguire e i campi da affrontare.

C’è tanto lavoro da fare, come per esempio nell’agroalimentare, dove vedendo i vari report disponibili si evidenzia che i reati della criminalità organizzata ammontano a 4,5 miliardi.

Questo perché la criminalità organizzata va a inserirsi là dove ci sono i soldi, dove c’è il business, e quindi il business agroalimentare è un settore fondamentale per l’Italia.

Naturalmente non immaginiamoci la criminalità organizzata come ce la immaginavamo trenta anni fa, con la lupara o come nei film, oggi la criminalità organizzata è ben strutturata e dotata di professionisti capaci che sanno come muoversi e che sottraggono una parte di economia allo Stato.

Poi c’è tutto l’ambiente, quello che riguarda la salute, una per tutti è la terra dei fuochi, che ha fatto conoscere cosa significa avere la criminalità organizzata nello smaltimento dei rifiuti. Una terra bellissima, quella che va da Napoli a Caserta, con oltre 90 comuni, dove in passato c’è chi ha smaltito rifiuti in maniera impropria devastando un territorio con conseguenze che dobbiamo ancora scoprire fino in fondo. Abbiamo scoperto tramite le audizioni che le analisi approfondite nella terra dei fuochi sono state fatte solo per il 51% del territorio, quindi c’è un 49% del territorio probabilmente inquinato in maniera importante che non abbiamo ancora rilevato e preso in considerazione.

In quegli anni si è creata una commissione ed è stato istituito un comitato, si è dato un grado di inquinamento da 1 a 5, dove laddove si sono indicate delle zone con il 5 non si poteva coltivare, non si poteva lavorare, non si poteva far nulla, mentre le zone con 1 sono molto meno inquinate, quindi ci si può fare alcuni tipi di colture.

Uno dei primi filoni che perseguiremo sarà proprio quello di terminare la rilevazione sull’intera zona della terra dei fuochi, avremo già la prossima settimana una missione sul territorio.

La Commissione di inchiesta che abbiamo istituito è una Ferrari, noi possiamo andare a 30/40 km orari o a 150, naturalmente usando la testa per imparare bene a come poterla guidare, ma facendo determinati approfondimenti che possano essere utili al legislatore, ai governi delle regioni, dei comuni.

Essendo di inchiesta ha i poteri dell’autorità giudiziaria, ma potrebbe essere anche di studio.

Quello che vorrei fare io è cercare di raccogliere quelli che sono determinati problemi, recepire quelli che sono determinati consigli dal punto di vista legislativo, magari per eliminare quella burocrazia che spesso e volentieri ferma l’economia, e cercare di trasformarli. In passato mi è riuscito su qualche norma, probabilmente se siamo fortunati e ci mettiamo di impegno e buona volontà, lasciando perdere quelli che sono i partiti di appartenenza e parliamo di contenuti, secondo me è un risultato che si può ottenere.

Lei ha detto che ci sono parti di territorio ancora da analizzare. Ci sono dei territori che la preoccupano più degli altri? E questo quanto impatta sul made in Italy? La criminalità organizzata, alterando i prodotti del nostro made in Italy, quanto danneggia un marchio che per noi è fondamentale e viene esportato nel mondo?

Proprio ieri parlavo con un grande imprenditore dell’agroalimentare emiliano-romagnolo che ha saputo di questa Commissione e si è interessato, dicendomi: “Hai avuto una grande opportunità, cerca di ribadire il concetto di italianità”. Io avevo già inserito la tutela del marchio e del Made in Italy, ma ha voluto sottolineare che se noi riusciamo a evidenziare l’italianità dei nostri prodotti, riusciremo a battere il mercato europeo e internazionale. Il prodotto italiano in sé e per sé è un prodotto che si vende, è un prodotto che piace.

E se per esempio in un anno ci sono 399 inchieste ambientali che hanno danneggiato questo territorio, questo è difficile. E il problema della mediaticità lo abbiamo vissuto sulla nostra pelle. Vi faccio un esempio concreto. Io sono di Forlì e a noi ci ha colpito molto l’alluvione dei mesi scorsi. Sono stato uno dei premi che con stivali e felpa sono andato in mezzo alle persone. Oltre ai danni immediati e diretti, ci sono stati dei danni indiretti che sono stati causati dopo alcuni giorni dalla mediaticità dell’evento. Ci sono state alcune aree che sono rimaste allagate per diverso tempo per la loro conformazione, e i media hanno concentrato la loro attenzione proprio su queste aree. Ebbene, questo ha creato ingenti danni alla riviera romagnola che nei mesi di giugno e luglio non ha visto neanche un turista.

Riportando questo alla realtà della nostra Commissione, quando c’è un reato ambientale dove si vede che vengono sequestrate le mozzarelle di bufala o il grano, non è che si danneggia la singola azienda o quel territorio, ma si danneggia a livello nazionale e internazionale quel prodotto. E se sul mercato va in concorrenza con altre filiere, quel prodotto è danneggiato.

Dobbiamo capire prima quale comunicazione si possa fare, stringendola il più possibile e intervenendo prima che la comunicazione danneggi in maniera irreparabile quel prodotto.

E la Commissione può avere un ruolo in questo?

Sì, la Commissione può avere un ruolo in questo, perché noi potremmo fare delle audizioni, aprire delle inchieste, aprire dei report, portare avanti degli studi, relazionare.

Ci sono già migliaia di basi di relazione, perché noi abbiamo a che fare con le forze dell’ordine tutte, in particolare Guardia di Finanza, Carabinieri e Corpo Forestale dello Stato, abbiamo a che fare con la Magistratura.

Noi abbiamo un ruolo di regia, quindi indirizzando bene quelli che sono determinati obiettivi secondo me si possono ottenere dei risultati importanti.

Per circoscrivere, ci vuole una corretta comunicazione antecedente, perché spesso e volentieri anche queste grandi imprese si accorgono del problema quando arriva il servizio in televisione. Ma se c’è solo quel servizio, è ovvio che l’opinione pubblica indica quello come la generalità, quindi bisognerebbe che alcune realtà economiche anche importanti, riuscissero a fare una comunicazione corretta di quello che fanno di modo da poter dare un corretto messaggio agli utenti. Dopo di che, quando arriva il problema, bisogna circoscrivere e far capire che non è che se sbaglia un imprenditore dobbiamo condannarli tutti.

E la criminalità organizzata usando soldi di dubbia provenienza batte la concorrenza e uccide l’imprenditore onesto, quindi se noi vogliamo essere a tutela dell’imprenditore onesto dobbiamo colpire la criminalità organizzata.

Con l’attività dello Stato, in alcune zone si è riusciti a battere la criminalità organizzata, che si è spostata da quelle zone, come per esempio dalla terra dei fuochi. Questo significa che lo Stato e la giustizia, quando si fanno sentire con il pugno duro e vengono dati ai magistrati gli strumenti giusti per poter agire, significa che si mette in difficoltà quella criminalità organizzata.

Uno dei temi principali del nostro incontro è il poter dire “lavoriamo insieme”. Anche in questa ottica si può lavorare insieme, la Commissione può avere un ruolo lavorando con gli altri attori istituzionali, con chi indaga e con chi ha subito i danni? Può essere la chiave?

Lavorare insieme può essere sicuramente la chiave. E con tutti gli enti  che si sono battuti in questi anni stiamo cercando di incontrarci, per ascoltare i tutti. Per esempio con la LAV stiamo per intraprendere un’azione contro la corsa clandestina dei cavalli, contro la lotta tra cani, contro il trasporto degli animali vivi, soprattutto cuccioli, dall’Est verso il nostro Paese senza avere alcun tipo di controllo.

La commissione è ampia. Come detto, si occuperà anche dei roghi, che spesso vengono utilizzati per far spazio alla cementificazione oppure per altri motivi che scopriremo strada facendo.

Spero che con questa Commissione, che durerà altri 4 anni, potremo imparare insieme quelli che sono i messaggi segreti che oggi vengono passati da una criminalità all’altra per poter dare una svolta, un cambiamento.

Lei ha accesso a documenti importanti che raccontano il ruolo della criminalità organizzata e i danni che porta all’ambiente e alla salute. Rappresenta però da politico territori importanti della crescita del Paese. Che idea si è fatto del Paese rileggendo quelle carte? Cosa è cambiato nella sua percezione e cosa invece salva di questo nostro Paese anche nei suoi aspetti più negativi?

Sicuramente ci sono temi ambientali di cui fino a 10-15 anni fa non c’era percezione. Ci sono tante altre realtà oltre la terra dei fuochi, come il rifiuto dei pellami in Toscana o i rifiuti agroalimentari, però quello che più mi ha colpito è quando la criminalità organizzata si prendeva gioco di agricoltori che vivevano con poco, e si facevano comprare per un pugno di denari, dando luogo a un business vero e proprio di smaltimento dei rifiuti che provenivano anche dal nord Italia.

Immagino si possa collaborare con tutti, però soprattutto con lo studio, con l’informazione. Ho partecipato la scorsa settimana a Ecomondo la prima fiera diventata europea a livello internazionale pur essendo a Rimini, e parlando con i vari protagonisti di questa realtà, ho scoperto che sul riciclo e il riuso l’Italia potrà diventare un modello a livello europeo.

Dobbiamo non subire il rapporto tra Italia e Europa, si può discutere su alcuni temi, per esempio la casa green. Non è che tutto quello che è green è giusto, verifichiamo quelle che sono le condizioni. Io sono stato molto critico su quella direttiva che per fortuna adesso ha preso un’altra strada e sta cambiando, perché svalutava quello che è il patrimonio immobiliare sul nostro territorio.

La discussione e il dialogo possono aggiustare quelle che sono le direttive, e per la prima volta questo Governo è riuscito a trattare alla pari con l’Europa e questo è un buon messaggio che ci può essere utile in ogni tema, sia quello del riciclo, che quello green che quello ambientale e di salute.

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