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Italia e sanità: le blockchain come nuovo modello di infrastruttura

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La quarantena con i suoi ritmi rallentati e la sua atmosfera diafana sta per lasciare timidamente il nostro tempo, per accedere ad una nuova dimensione, finora inesplorata e densa di incognite. La riapertura, infatti, determinata dall’insopprimibile anelito alla restituzione di una vita che conoscevamo e dall’incombente necessità di riavviare il ciclo produttivo del Paese finora sospeso, costituisce, come i primi passi di un figlio, il momento di maggiore preoccupazione per i suoi possibili esiti.

Il momento storico che ci stiamo per lasciare alle spalle (e che ci auguriamo non si ripresenti nel prossimo futuro) ha costituito, per molti, il momento del duro impatto con la realtà, una realtà spesse volte negata o trascurata che colloca il nostro Paese fra le democrazie occidentali finanziariamente più fragili e che, per troppi anni, ha segnato il passo sul piano dell’innovazione tecnologica e dell’adozione di modelli di sviluppo più sostenibile ed ecocompatibile.

Il Sistema Sanitario ha superato l’esame Coronavirus

Per fortuna, rebus sic stantibus, il sistema che ha retto meglio, pur con tutte le intuibili inefficienze e le inevitabili criticità emerse ed ancor più emergende quando la polvere dell’emergenza si sarà fermata, rendendone apprezzabile in modo sicuro confini e dimensioni, è stato il sistema sanitario. Un sistema la cui risposta, pur articolata su base territoriale e, quindi, inesorabilmente destinata a soffrire della quantità delle risorse disponibili e della qualità del relativo management, a fronte di una situazione assolutamente inedita nella storia dell’uomo contemporaneo, ha saputo sostenere e contrapporsi all’enorme pressione riversatasi su di sé.

Il prezzo da pagare, anche in termini di vite umane del personale esposto in prima linea all’offensiva pandemica, è stato alto. In proporzione, l’Italia ha lasciato sul campo un numero di vittime elevato e che, purtroppo, ha registrato proprio tra le fila del personale sanitario, il maggior numero di caduti.

Sulle cause che si collocano alla base di questo fenomeno, la medicina, sul piano prettamente scientifico, e l’epidemiologia, sul piano diffusivo, sapranno fornirci risposte più chiare quando il pericolo sarà meglio indagato e più profondamente reso conoscibile. Al momento, però, qualche considerazione di primo impatto può ugualmente essere formulata.

Sono comunque emerse delle difficoltà

Di sicuro, la progressiva ed inesausta scarnificazione del tessuto sanitario, compiuta nel corso degli anni, ha costituito, in ossequio a principi rigoristici di matrice anche europea, il terreno fertile sul quale ha più facilmente attecchito la falcidia del morbo. Strutture spesso vetuste ed una capacità ricettiva e di hosting del tutto inadeguata rispetto al trend dell’età media della popolazione, che, non soltanto si colloca fra le più longeve al mondo, ma registra un numero di over 60 pari a quasi il triplo degli under 20, hanno giocato un ruolo determinante nella forza impattante del morbo.

Ma, forse, ciò che è mancato ancor prima è stato un servizio di medicina territoriale e di prossimità, che fosse capace di intercettare in modo preventivo e precoce il problema alle porte. È mancata, in altri termini, quella capacità previsionale e di spinta che soltanto un deciso accesso ad una digitalizzazione profonda delle strutture è in grado di garantire, attraverso la costruzione di un sistema di criptazione dei dati e di remotizzazione delle procedure, che fosse in grado di ridurre gli spostamenti dalle abitazioni senza sacrificare, sull’altare della salute pubblica, quella privata.

Qui, infatti, si dovrebbe cominciare a ripensare al sistema della telemedicina ed al ruolo da ritagliare a nuove infrastrutture di storing data, quali le “blockchain”.

Le blockchain

Come noto, la definizione – mai come ora – si presenta come molto evocativa: si tratta di un registro digitale, distribuito e non alterabile, delle trascrizioni che su di esso si effettuano, ciascuna delle quali viene validata e registrata da una rete informatica e diviene immutabile per effetto dell’applicazione di un codice crittografico. Dopo la validazione dei dati, nessun singolo utente può modificare il record della transazione. Dopo l’effettuazione di una modifica, essa viene aggiunta al “blocco” precedente senza modificarlo e va approvata dagli altri nodi della catena.

La tecnologia blockchain è fondata sullo sviluppo di algoritmi di controllo e verifica dei dati, alla base della Distributed Ledgers Technology (DLT), e si sostanzia in “libri di mastro”, che possono essere aggiornati, gestiti, controllati in modo distribuito, da parte di tutti gli attori coinvolti, il cui singolo intervento sulla catena trova accoglimento in un record sul registro digitale. Il ricorso a questa tecnologia, opportunamente adeguata al contesto operativo di riferimento dove confluiscono dati “sensibili” cioè, tra gli altri, quelli relativi alla salute o alla vita sessuale e tra cui il Reg. UE 2016/679 (art. 9) ha incluso anche “i dati genetici” ed “i dati biometrici”, potrebbe consentire di garantire – in una cornice di sicurezza e su scala nazionale – l’immediata accessibilità a cartelle cliniche virtuali e di personalizzare, anche in condizioni di emergenza, la risposta dell’operatore sanitario interessato (medico curante, operatore del pronto soccorso).

Chiaramente, come ogni innovazione di sistema che si riveli idonea, se violata, a diffondere informazioni personali di elevata sensibilità, occorrerebbe stabilire un percorso di definizione delle modalità operative e garantirne il settlement fisico presso una struttura nazionale dedicata, funzionalmente accessibile e verificabile.

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