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Il miracolo economico di Amadeus | L’analisi di Giuseppe Caporale

Il vero Sanremo non è davanti la lucina rossa delle telecamere della Rai, ma dietro, tra i viottoli di una cittadina in festa che nella settimana della musica si trasforma: stand, decine di villaggi provvisori, ruote panoramiche, murales, insegne luminose che spuntano come funghi.

Radio, tv, marchi di prodotto tra i più svariati (dal prosciutto alla lacca per capelli) fanno a pugni per conquistare un metro quadro di marciapiede, vendere un salame o una bottiglia di vino. Meglio se tutti e due. 

Se il mondo del commercio avesse un paradiso somiglierebbe a Sanremo

Per un pugno di giorni le piccole via Roma, piazza Colombo e tante altre stradine diventano l’ombelico dello struscio italico. Si fatica a camminare perfino a piedi. 

Sanremo non è semplicemente un evento televisivo, piuttosto un grande appuntamento turistico “da quasi 500 mila presenze l’anno per una settimana appena” sostiene Vincenzo Russolino, patron di Casa Sanremo e anima della macchina operativa delle strutture del festival che partendo da una serie di eventi collocati nel Palafiori ha conquistato la cittadina.

Il miracolo di Amadeus 

Da quando Amadeus è direttore artistico la cittadina rivierasca dei fiori subisce un’invasione festosa, al netto della drammatica parentesi Covid (che ha compromesso almeno due edizioni). Perché il Festival piano piano si è allargato ed ha conquistato e monopolizzato tutta la città. Per la gioia dei turisti. 

Per gli operatori economici del territorio che erano abituati ad un fatturato che cresceva solo d’estate e da un indotto generato dal Casinò, la settimana di Sanremo è diventata una manna, una gallina dalle uova d’oro, una settimana che vale una stagione turistica intera. 

Ci sono migliaia di persone da accogliere. Da far dormire, mangiare, divertire e ballare.
In città tutto si trasforma dentro questo secondo Carnevale italiano. Diventa una balera anche la sosta per i pullman, invasa da cingolati e pulmini RAI e palchi per improvvise dirette tv di qualunque tipo.

Tutti i numeri del business 

Il giro d’affari che ruota attorno al palco dell’Ariston, infatti, è pari a 205 milioni di euro, di cui 77 milioni di valore aggiunto in rapporto al Pil, circa 6 milioni in più rispetto alla scorsa edizione grazie a una maggiore raccolta pubblicitaria. In termini occupazionali, i posti di lavoro “full time equivalent” attivati sono pari a oltre 1300 addetti, di cui circa 860 derivanti dagli effetti indiretti e indotti. A fare i conti in tasta alla kermesse è uno studio condotto da Ernst & Young.

La catena del valore

Tra i settori che più traggono beneficio dal Festival, prosegue l’analisi di EY, c’è quello dei servizi pubblicitari per cui si parla di un giro d’affari di 96 milioni di euro, mentre alloggio e al catering si attestano sui 13 milioni di euro. Infine, produzione cinematografica, televisiva e musicale registrano volumi pari a circa 10 milioni di euro. “Le ripercussioni economiche del Festival di Sanremo evidenziano, anche quest’anno, il ruolo fondamentale dell’industria della musica nel nostro Paese, nonché l’importanza del festival nell’economia dello stesso”, commenta Mario Rocco, Partner EY, Valuation, Modelling and Economics Leader. “L’analisi – prosegue – considera non solo l’impatto delle spese organizzative, dei ricavi da pubblicità e sponsor e della presenza sul territorio di spettatori e addetti ai lavori, ma anche delle ripercussioni generate lungo le catene di fornitura, stimate in circa 125 milioni”. 

I diritti musicali 

Non meno importanti sono le cifre generate intorno ai diritti musicali: ogni team collegato ad un cantante guadagna circa 58.000 euro dalla Rai, ma questo è solo l’inizio. Le canzoni che vengono proposte al Festival di Sanremo infatti ottengono grande seguito, soprattutto nel periodo successivo all’evento. Di conseguenza rientrano nella discografia dei musicisti, garantendo una forma di guadagno successiva ulteriore rispetto all’evento. Oltre alla grande visibilità che questo evento apporta in termini di televisione, l’impatto è ampio anche per il settore radiofonico, prima, durante e dopo le cinque giornate. Non è da sottovalutare anche l’effetto internazionale di questa famosa ricorrenza italiana: anche i diritti collegati alla trasmissione all’estero costituiscono un fattore di business da non trascurare.

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