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Il clima pazzo taglia la vendemmia, l’Italia perde il primato | L’analisi

Sferzata da pioggia e grandine, scende intorno ai 44 milioni di ettolitri la produzione di vino in Italia, in calo del 12% rispetto ai 50 milioni dello scorso anno.

Le previsioni rispetto all’anno in corso fotografano un Paese diviso in due, che vede il Nord confermare i livelli dello scorso anno (+0,8%), mentre al Centro-Sud si registrano cali fino al 40%.

In pratica la vendemmia 2023, in base alle stime dell’Osservatorio Assoenologi, Ismea e Unione italiana vini (Uiv), potrebbe essere la più leggera degli ultimi sei anni.

Ma è anche quella che segna per noi la perdita del primato di produzione, che va alla Francia.

Un passo indietro che non preoccupa il settore, che parla di “una medaglia di legno”, mentre il vero nodo è il calo dei consumi di vino.

A pesare negativamente, secondo le stime illustrate al ministero dell’Agricoltura, sono gli effetti dei mutamenti climatici che hanno portato un aumento di circa il 70% delle giornate di pioggia, peraltro concentrate proprio nel periodo dell’anno in cui vengono eseguiti i trattamenti contro le fitopatie, come la peronospora.

Questo “ha determinato importanti differenze tra regioni”.

Se nel Nord Ovest si assiste all’importante ripresa della Lombardia (+15%), il Nord-Est è trainato dalla locomotiva Veneto (13 milioni di ettolitri, con un +5).

Al Sud vendemmie molto scariche, con picchi negativi in Abruzzo (-40%), Molise (-45%), Calabria (-32%), Campania (-30%), Sicilia (-30%).

La stima è ormai affidabile, ha detto Livio Proietti, commissario straordinario Ismea, “e mostra un calo produttivo che farà sì che quest’anno la Francia”, con 45 milioni di ettolitri (-2% sul 2022), “ci supererà nella produzione.

Ma questo non è allarmante: il vero problema è la sfida dei consumi, che sono calati e questo ha creato un aumento di scorte di vino che raggiungono quasi il corrispettivo di un’intera vendemmia”, superando i 49 milioni di ettolitri.

Lo conferma il presidente di Unione italiana vini (Uiv) Lamberto Frescobaldi: “La medaglia della produzione europea era una medaglia di legno.

Vincevamo in termini di quantità ma in termini di valore eravamo sotto la Francia: non era una medaglia d’oro, gliela lasciamo volentieri”.

Il vero problema “è il rallentamento della domanda, che sta deprimendo i listini”.

Il presidente di Assoenologi, Riccardo Cotarella, parla di “una vendemmia molto complessa, per gli effetti di alluvioni, grandinate e siccità.

La fotografia ci indica un calo della produzione significativo”, ma “otterremo vini di buona qualità, con punte di eccellenza”.

L’obiettivo del settore è proprio puntare sulla qualità, anche rinnovando il vigneto Italia, che è mediamente vecchio e ha tremila qualità, dal Nebbiolo al Primitivo, ma quelle realmente apprezzate sono poche, chiariscono gli esperti.

Inoltre sconta la difficoltà a trovare manodopera e la scarsa meccanizzazione, anche rispetto alla Francia.

E mentre Uiv chiede al Governo di adeguare l’Italia al regolamento europeo sui vini low alcol o no alcol, di cui cresce la domanda nel mondo, l’altra priorità è rivedere il sistema delle Dop e Igp, perché “servono più aggregazioni territoriali”.

Tante le sfide in campo per un settore che, secondo l’analisi di Coldiretti, può contare un esercito di 1,5 milioni di persone impegnate direttamente nei campi, nelle cantine e nella distribuzione, ma anche nelle attività collegate, dall’enoturismo alle bioenergie.

Questa annata “difficile e complicata” non sarà però un’eccezione, puntualizzano il Crea e l’Accademia italiana della vite e del vino.

“Occorre investire in ricerca e innovazione – spiegano – per trovare soluzioni ai cambiamenti climatici. Perché sono fenomeni non più occasionali”.

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