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I consumatori sono favorevoli alla sostenibilità se significa risparmio | Lo scenario

Ridurre lo spreco alimentare, riutilizzare, acquistare meno – per risparmiare e in seconda battuta per aiutare l’ambiente – prevedere di passare più tempo a casa, con il conseguente contraccolpo a categorie di prodotti come abbigliamento e calzature.

Il contesto è quello di una contrazione generalizzata dei consumi, eppure, in un 2023 dominato da incertezza geopolitica, climatica e dall’inflazione – cresce la percentuale di consumatori disposti a pagare di più per prodotti Made in Italy (dal 27 al 32%), legati al benessere (dal 26 al 32%) e alla sostenibilità (dal 24 al 30%).

Un anno complesso, scrive il Sole 24 Ore, che ha portato gli italiani a dare questi specifici significati al concetto multiforme di stile di vita sostenibile nel 2023.

E che ha significato rimettere l’accento sulla propria salute, anche mentale (il 67% del campione italiano si propone di farlo), con una percentuale di consumatori in crescita disposta a pagare un extra per prodotti di questa categoria, specialmente nel mondo food (si passa dal 26% del 2022 al 32% nel 2023).

È quanto emerge dall’ultima edizione – la 13esima – dell’EY Future Consumer Index, elaborato su un campione di 22.000 intervistati in 28 Paesi.

Rispetto alle edizioni precedenti, nell’anno appena trascorso è stato l’aumento del costo della vita a fare da acceleratore e le azioni più sostenibili sono state soprattutto il risultato di un minor consumo.

Questo non perché si sottovaluti il problema di fondo, anzi.

Dall’indagine emerge che gli italiani siano i più preoccupati per la fragilità del Pianeta (75% contro il 68% globale) e il segmento che più si aspetta un peggioramento degli effetti del cambiamento climatico (il 63% contro il 47% globale).

Eppure, con il costo della vita che morde – riassunto dalla triade energia e gas/generi alimentari/carburante – non sorprende che la principale preoccupazione della popolazione sia finanziaria.

I consumatori danno priorità all’aspetto economico e alla salute fisica e mentale, rispetto agli sforzi verso la collettività (pianeta e società).

Il breve termine vince sul lungo, ci si ripiega su sé stessi perché non c’è il margine per investire in altro.

Resta da vedere quanto saranno dannosi i risultati, se prolungati nel tempo.

“Il prezzo rimane il principale fattore di attenzione per ciò che riguarda l’acquisto di prodotti sostenibili.

L’elemento è segnalato dal 62% del campione italiano, una percentuale stabile.

A livello globale si passa dal 67% al 70 per cento”, spiega Stefano Vittucci, retail&consumer products leader di EY in Italia.

“Il 51% del campione italiano intraprende azioni ambientali solo quando ciò consente di risparmiare, comunque in decrescita dal 58% del 2022 – continua Vittucci – e ci sono numeri importanti che mostrano un aumento della sensibilità sul tema (si veda l’infografica)”.

“Si legge poi fra le righe – ed è sempre un tema legato ai prezzi – una maggiore attenzione anche ai tempi di consumo.

Per determinati tipi di acquisti, si aspettano shopping event come Black Friday e simili.

Questo è sempre più vero soprattutto nei consumatori più giovani.

Ma è generalizzata la rinnovata importanza verso l’online (dal 28% del 2022 al 39% del 2023), a livelli simili del periodo pandemico”, chiosa Vittucci.

Analizzando le categorie in cui gli italiani prevedono di spendere meno, in prima e seconda posizione si trovano accessori moda (66%) e abbigliamento e calzature (53%), (nel 2022 la categoria era unica e si attestava al 46%); poi gadget e giocattoli (49%), con l’elettronica di consumo in quarta posizione (48%).

Categorie che, secondo gli analisti di EY, mostrano una intenzione di socializzare meno fuori casa.

Quest’anno, per la prima volta, il rapporto EY si concentra sull’impatto concreto che la crisi climatica sta avendo sui consumatori e se questi sanno pensando di apportare modifiche al loro stile di vita, dopo esserne stati colpiti in prima persona.

Gli italiani risultano i più preoccupati a livello globale, con il 62% che ha sperimentato eventi meteorologici estremi, contro il 45% globale, e il 64% ha osservato saliscendi dei costi energetici, contro il 52 globale.

Vittucci entra nei dettagli: “tutti oggi si chiedono se gli effetti saranno momentanei o strutturali, e che scelte fare per minimizzarli: se il 10% al momento ha già adattato la propria abitazione per tenere conto del cambiamento climatico il 34% del campione sta pensando di farlo; il 22% ha cambiato alimentazione a causa di problemi di disponibilità o di costi e il 42% pensa di farlo.

Al di là dei consumi, rileviamo un impatto pratico sulle vendite considerate stagionali, dal food all’abbigliamento, anche a monte della catena, lato produttori e aziende retail: si pensi all’impatto negativo sugli acquisti di abbigliamento invernale in risposta all’aumento generalizzato delle temperature”.

Cresce la percentuale di consumatori che si aspettano una maggiore proattività da parte di governi (82% Italia e 77% globale) e aziende (75% Italia e 73% globale) nella promozione di risultati ambientali e sociali positivi.

Percentuali che si potrebbero leggere anche come una richiesta di aiuto a essere messi in condizioni di fare scelte più sostenibili.

In particolare, secondo il 75% del campione italiano le aziende devono garantire che i fornitori rispettino elevati standard di pratica sostenibile.

E proprio in questo contesto arriva una nota positiva.

Il 17 gennaio, dopo mesi di negoziazioni, il Parlamento europeo ha dato il via libera definitivo a una direttiva che migliorerà l’etichettatura dei prodotti e vieterà l’uso di dichiarazioni ambientali fuorvianti.

Saranno consentite solo etichette di sostenibilità basate su sistemi di certificazione ufficiali o stabiliti da autorità pubbliche.

Gli Stati membri hanno due anni per introdurre le nuove regole.

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