È in netto calo la raccolta di capitali attraverso il private equity e il venture capital che nel 2023 si contrae del -36%, per un totale di 3.772 milioni di euro, rispetto all’anno precedente quando invece affluirono 5.920 milioni di euro.
Questo secondo i risultati presentati da AIFI (Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt), in collaborazione con PwC Italia – Deals, relativi al mercato italiano del capitale di rischio.
“Davvero non una grande performance – ironizza Giovanna Voltolina, mid cap investor internazionale – che però non si può arrendere alla giustificazione della mancanza di cosiddetti mega o large deal, ovvero i grossi investimenti, perché – continua l’esperta – perché altrimenti saremo daccapo tra uno o due anni”.
Nel 2022, spiega la nota dell’AIFI, erano state realizzate 7 operazioni con equity versato compreso tra 150 e 300 milioni di euro (large deal) e 17 operazioni di ammontare superiore ai 300 milioni (mega deal), per un ammontare complessivo pari a 17.890 milioni di euro (76% del totale).
Nel corso del 2023, invece, sono state realizzati 6 large deal e 4 mega deal, che insieme hanno rappresentato il 36% dell’ammontare complessivo investito nell’anno (2.927 milioni di euro).
“L’Italia non è il paese delle mega-company o delle star up alla Silicon Valley, bensì la nostra ricchezza, unica al mondo – spiega Voltolina – sono le nostre Pmi made in Italy che detengono un potenziale non solo di attrazione ma di sviluppo e crescita davvero importante.
Purtroppo – continua l’investor – gli investimenti di private equity in capitale di sviluppo sono veramente pochi anche per via del contesto esterno all’azienda.
Mi riferisco – spiega Voltolina – in particolare alla labirintica burocrazia italiana, ad un contesto legislativo continuativamente mutevole e ad un sistema giudiziario complesso e lungo nei tempi, nonché un sistema infrastrutturale non adeguato, e non solo dal lato della tecnologia.
Tutto ciò scoraggia gli investitori, soprattutto esteri che – sottolinea Voltolina – sarebbero tanti e pronti ad investire tanto sulle nostre Pmi”.
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