L’unica destra che governa una grande nazione europea è in Italia, sottolinea Mario Sechi su Libero dopo le elezioni nel Regno Uniti e in Francia. Il crollo dei Tories in Inghilterra e la sconfitta del Rassemblement National in Francia fanno del caso italiano un «unicum» sul piano della formula e della leadership. Roma oggi è un fattore di stabilità in Europa e nel G7.
Il caso francese è esemplare per leggere la grande tenuta del quadro italiano. Gli errori del Rassemblement National sono squadernati: Jordan Bardella ha fallito, Marine Le Pen ha provato a dare agli elettori la figura di un giovane, mossa a cui Macron ha risposto affidando il governo a Gabriel Attal. Finire in testa al primo turno e poi scivolare al terzo posto al giro di boa del voto significa non solo non aver fatto bene i propri calcoli ma esser finiti fuori strada nella strategia politica.
Bardella puntava all’incarico e l’ha mancato. Le Pen vuole l’Eliseo, ma con questa ripetizione dell’errore non lo avrà mai, si pone un problema anche per lei. I gollisti non hanno votato per il Rassemblement National e senza il loro appoggio non poteva esserci maggioranza. Non è una questione di durezza, semmai di rotondità del leader, al netto della decisiva questione antifascista che in Francia ha un peso storico diverso rispetto all’Italia. L’elemento che è mancato alla destra francese è la capacità di tessere alleanze, solo all’ultimo momento Marine Le Pen ha affermato che avrebbe cercato la collaborazione con altri partiti.
Così il Rassemblement National ha conquistato oltre 10 milioni di voti ma senza allargare i suoi confini. In Italia si suona uno spartito diverso: il centrodestra è costituito da tre soggetti che si presentano insieme alle elezioni sulla base di un programma sottoscritto dai segretari, con pesi distribuiti alla vigilia del voto valutando la forza parlamentare e la media dei sondaggi; il leader della coalizione è quello che prende più voti e ha diritto alla premiership.
Per saperne di più:

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