Davide Tabarelli, sul Sole 24 Ore, sottolinea che il tetto Ue al prezzo del gas è troppo alto: 275 euro per megawattora, più del doppio dei prezzi di questi giorni che oscillano intorno a 120 euro e solo 75 euro in meno del picco assurdo di 350 euro del 26 agosto quando il mercato era travolto dal panico per le interruzioni sul Nord Stream e per la corsa agli stoccaggi.
È altissimo rispetto alle medie di lungo termine di 20 euro per megawattora, rispetto al costo di produzione intorno ai 10 e rispetto al prezzo americano di oggi di 21 euro.
Insomma, un distacco vertiginoso dalla realtà del resto del mondo che dà una misura della crisi in cui ci siamo cacciati.
È troppo facile ora criticare, come accade sempre in questi tentativi che risultano impacciati e contraddittori.
Un paradosso, però, va sottolineato subito, ovvero che 275 euro stride enormemente con la politica energetica che continua a portare avanti la Commissione e che è stata ribadita anche qualche giorno fa da Timmermans, il vicepresidente rivoluzionario verde, a Sharm El Sheikh alla COP27.
Che si basa su un veloce abbandono delle fossili, tra cui il gas, su cui pertanto non serve, anzi è vietato, fare nuovi investimenti, come recita la tassonomia.
La montagna di risorse che l’Italia e l’Europa stanno trasferendo al resto del mondo, alla Norvegia, agli Stati Uniti, al Nord Africa, al Qatar, può essere quantificato rispettivamente a 100 miliardi di euro per noi e a 1000 miliardi di euro per il resto dell’Unione.
È una sottrazione di risorse interne che significa azzeramento della crescita o addirittura recessione.
Un prezzo del gas a 275 euro equivale a oltre 600 euro per megawattora per l’elettrico, anche qui da paragonare a prezzi che oscillano intorno a 250 euro, mentre la cessione di elettricità da rinnovabili agli energivori è stata stabilita ad un tetto di 210 euro in Italia e in Europa a 180.
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