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Dall’Italia in arrivo 10 miliardi per rigenerare i suoli | Lo scenario

I fenomeni di degradazione e di erosione mettono sempre più a rischio le aree agricole.

L’allarme è stato lanciato da tempo.

Adesso, però, è tempo di intervenire con decisione.

L’incalzare dei cambiamenti climatici impone di invertire la tendenza, evitando che i danni per il settore agroalimentare diventino irreparabili.

Il rimedio si chiama agricoltura rigenerativa.

È uno dei pilastri della Politica agricola comune 2023-2027 e consiste in una serie di interventi, finanziati dall’Ue e dagli Stati membri, per favorire la rigenerazione dei suoli.

Si stima che, a oggi, il 52% delle aree agricole sia degradato e che l’erosione interessi 12 milioni di ettari di superfici a livello europeo.

La perdita annua di produttività delle colture è dello 0,43%, con un costo annuo pari a 1,25 miliardi di euro.

I suoli, si legge su Affari&Finanza di Repubblica, sono sempre meno fertili e la perdita progressiva di carbonio organico, stimata nell’8% a livello globale negli ultimi due secoli, lo dimostra.

Migliorare la qualità dei terreni, rivitalizzando la biodiversità e immagazzinando carbonio, proprio per mitigare gli effetti del cambiamento climatico, è l’obiettivo che l’Unione europea assegna ai vari Paesi.

Per questo nei prossimi anni l’agricoltura rigenerativa assumerà un ruolo sempre più centrale.

Un rapporto dettagliato del Centro studi Divulga, dedicato proprio all’agricoltura rigenerativa, illustra gli interventi necessari per provare a fermare i fenomeni di degradazione ed erosione dei suoli.

Si tratta di misure che rientrano nel Green Deal e consistono in un insieme di iniziative che mirano a garantire l’azzeramento entro il 2050 delle emissioni nette di gas a effetto serra.

“L’agricoltura rigenerativa, da molti considerata un’evoluzione del biologico spiega Riccardo Fargione, curatore della ricerca – punta a ricreare un habitat favorevole alla crescita delle colture, rispettando l’equilibrio fra i processi di accumulo e consumo della sostanza organica, costituita al 60 per cento da carbonio organico.

Pratiche di gestione non sostenibili e l’eccessiva conversione dei terreni sono le principali cause della diminuzione di questa sostanza fondamentale in tutto il mondo”.

L’Italia, da questo punto di vista, non rappresenta un’eccezione.

Recentemente l’Istituto superiore per la ricerca e lo sviluppo ambientale (Ispra) ha esaminato la distribuzione su scala nazionale del carbonio organico accumulato negli strati più superficiali del suolo.

Dalle analisi è risultato che, relativamente alle aree agricole, i terreni più poveri di carbonio si trovano in Sicilia, Sardegna, Valle d’Aosta e Puglia.

Attraverso l’agricoltura rigenerativa si dovrà lavorare per migliorare la situazione perché un suolo sano è in grado di stoccare carbonio al proprio interno, agendo positivamente sull’ambiente e, quindi, mitigando i cambiamenti climatici.

Per restituire fertilità ai terreni si può puntare su pratiche diverse.

Fra le più diffuse, c’è la rotazione colturale, che prevede l’utilizzo di colture diverse all’interno dello stesso appezzamento (per esempio, mais e girasole) per evitare la riduzione eccessiva di sostanza organica nel tempo.

Efficaci sono anche la semina diretta, effettuata sui residui della coltura precedente senza effettuare alcuna lavorazione del terreno, e la minima lavorazione, che comporta una ridotta profondità di intervento.

A questi, si aggiunge l’utilizzo di cover crops, colture intercalari a quelle principali, che vengono coltivate quando i suoli sono privi di copertura vegetale.

L’obiettivo, in questo caso, è apportare benefici agronomici e ambientali al suolo.

Per diffondere queste pratiche, l’Ue ha previsto numerosi incentivi economici.

Il piano strategico della Politica agricola comune da 36,6 miliardi di euro messo a punto dall’Italia per il periodo 2023-2027, che ha ottenuto il via libera definitivo della Commissione europea alla fine dell’anno scorso, stanzia 10 miliardi per interventi in favore del clima e dell’ambiente.

In particolare, sono previsti ristori per compensare gli agricoltori per i costi aggiuntivi e la perdita di reddito derivanti dall’applicazione di pratiche ecocompatibili, fra cui la riduzione dell’uso di fertilizzanti e pesticidi, tecniche agricole per preservare la biodiversità e conservare il suolo.

Lo stesso piano stanzia 2 miliardi di euro per l’agricoltura biologica, considerata una tecnica di produzione che contribuisce a raggiungere gli obiettivi del Green Deal europeo.

In questo modo l’Italia si allinea alle due strategie europee Farm to Fork e Biodiversità, le più importanti inserite nel Green Deal, ma anche all’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.

I benefici potrebbero essere molteplici.

Secondo la Fao, la combinazione di pratiche di gestione sostenibili può contribuire alla resilienza degli agro-ecosistemi, consentendo di aumentare in media del 58% la produzione di cibo.

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