Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Marco Celani, AD Italianway: “Gli affitti brevi non sono la causa del caro prezzi” | Lo scenario

«Gli affitti brevi in Italia rappresentano l’1,7% delle abitazioni a livello nazionale, con percentuali che si discostano poco tra le varie città. Possibile che dipenda tutto da loro?». Queste le parole di Marco Celani, Ad di Italianway – primo operatore sul mercato italiano degli affitti brevi per numero di immobili contrattualizzati e destinazioni coperte – commentando le analisi e i dati che stanno circolando.

«I giornali, i sindaci e gli albergatori stanno commentando il disegno di legge sugli affitti brevi contestando il fatto che non siano state introdotte abbastanza limitazioni. L’assunto ideologico è che gli affitti brevi siano la causa dello spopolamento dei centri storici e dell’aumento dei canoni degli affitti a studenti e giovani coppie». Celani osserva che «le case vuote sono 9,5 milioni, centinaia di migliaia nei centri storici, decine di migliaia di proprietà pubblica», Celani spiega che «i fenomeni complessivi vanno analizzati pesando le varie componenti che hanno un impatto».

Bisogna tener conto dunque del: «fattore demografico (più nati e più residenti richiedono un più alto numero di abitazioni con le uniche città italiane in crescita che sono Milano, Bologna e Firenze), dei tassi di interesse (che quando crescono, aumenta il costo dei mutui impedendo alle giovani coppie l’acquisto di casa facendo crescere la richiesta di case in affitto), dell’inflazione (con i canoni a lungo termine indicizzati registrando in questi tempi aumenti nell’ordine dell’11%), della capacità di attrazione di alcune città (dove se aumenta la domanda e non aumenta l’offerta, il costo degli affitti sale), della qualità del sistema universitario (in Italia ci sono oltre 100 Università ma se sempre più studenti scelgono Milano, Bologna, Roma e Firenze, aumenta il numero di fuori sede)».

Celani, infine, porta ad esempio uno studio su Barcellona, «città che» ricorda «ha introdotto restrizioni da ben 9 anni». Qui, sottolinea, «il costo degli affitti a lungo termine è aumentato del 50% da 700€/mese a 1050€/mese in un periodo in cui gli affitti brevi erano limitati; il numero degli affitti brevi è fermo per legge a 9.500 (l’1,2% delle abitazioni, non lontano dalla media italiana in regime di libertà); secondo la Giunta di Barcellona – infine – un soggiorno in casa consuma il 20% della CO2 di un soggiorno in hotel», conclude Celani.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.