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Ralph Bollmann (scrittore): «Angela Merkel è un personaggio che passerà alla storia»

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Angela Merkel è un personaggio che passerà alla storia. Ne è convinto Ralph Bollmann, che ha deciso di scrivere la biografia sulla cancelliera tedesca. Il suo è un bilancio asciutto e un po’ inquietante: «Merkel scese in campo come cancelliera del cambiamento, ed è stata invece la cancelliera della conservazione».

«Non ha riformato il Paese», ma sarà ricordata «per il fatto di essere riuscita a garantire stabilità e a tenere insieme la Germania e l’Europa in momenti molto difficili», sostiene in un’intervista all’ANSA. «Dopo di lei la stabilità della politica tedesca è a rischio, soprattutto se l’Unione verrà meno come grande partito nazionalpopolare», nell’analisi di questo osservatore, che scrive di Economia per la Frankfurter Allgemeine am Sonntag.

Per raccontare vita e opera politica della leader che ha portato la Germania di nuovo al centro dell’interesse globale – conquistando il potere in modo tattico, ma «senza mai tradire certe convinzioni di base» – Bollmann ha impiegato quasi sei anni, incontrando centinaia di persone, analizzando decine di discorsi, con la meticolosità dello storico e il piglio smaliziato del giornalista.

«Mi era stato chiesto di scrivere una biografia classica nel 2014, ma la cosa non mi aveva entusiasmato. Poi un giorno, era il 2015, Merkel ebbe un incontro con Putin a Minsk sull’Ucraina, e subito dopo, in giornata, si spostò a Bruxelles, per affrontare il dossier greco. A quel punto cambiai idea», racconta a proposito della decisione che lo ha portato a scrivere “Angela Merkel. La cancelliera e il suo tempo”, edito da C.H. Beck, in libreria da luglio.

Il libro ricostruisce la formazione nella DDR e poi tutte le crisi affrontate da Bundeskanzlerin: crisi finanziaria, euro, profughi, Ucraina, fino alla pandemia. Ci sono delle immagini note solo a pochi: «Fino al G20 di Cannes del 2011, i partner europei non avevano ancora capito quanto Merkel fosse sotto pressione: qui all’improvviso scoppiò a piangere davanti a tutti», racconta Bollmann, ricordando l’episodio trapelato dal Financial Times e confermato dalle sue fonti. Erano i mesi in cui Merkel veniva incalzata sulle concessioni per il salvataggio dell’euro: a Cannes c’era Obama.

«E i fattori di pressione erano diversi: la Corte costituzionale, gli alleati dell’FDP, l’ala dura dell’Unione e la Bundesbank». Nell’ora  «più nera» dell’Ue, quando in Italia il passaggio da Berlusconi a Monti fece immaginare che si intromettesse nella politica dei partner, Merkel voleva evitare il suicidio politico, scrive nella biografia.

«Resta l’interrogativo» chiosa Bollmann «se decisioni più tempestive avrebbero potuto evitare un’escalation della crisi dell’euro. Io ho dei dubbi». E alla fine l’eurozona è rimasta insieme. Nell’ultimo mandato, Merkel è diventata una leader dal peso globale: «Obama disse di lei che sarebbe stata l’ultima leader dell’occidente libero. E io penso che lei un po’ ci abbia anche creduto». La responsabilità della leadership, negli anni di Trump, della Brexit, dei contrasti sempre più forti con Putin, è diventata sempre più grande. E così anche il peso della Germania, «ma lei non ambiva a questo».

E neppure il paese, dal momento che «la maggior parte dei tedeschi vorrebbe che la Germania fosse una grande Svizzera». Al di là della politica, emerge il ritratto personale, in un godibilissimo capitolo sulla DDR. Dove si racconta della bambina che «imparò presto a parlare e tardi a camminare», e della ragazzina che aveva paura di lanciarsi dal trampolino all’ora di nuoto: «Non sono coraggiosa in modo spontaneo», ma «nei momenti decisivi» sì, spiegò una volta di sé.

Cosa lo ha più sorpreso in questa lunga ricerca? «Che alla fine non vi sia nulla di davvero misterioso», risponde l’autore. «Verranno fuori altri elementi – è la conclusione – ma non credo che cambierà l’immagine di Angela Merkel. Non potranno neppure uscire carte o atti riservati, dal momento che ha governato per sms». 

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