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Biometano, per Snam già 183 richieste di allaccio alla rete | Lo scenario

La prossima asta è in programma il 4 giugno.

Dopo che, nell’ultima procedura competitiva gestita dal Gse, sono stati ammessi 132 progetti di impianti di produzione di biometano, nuovi e riconvertiti, per una capacità produttiva totale pari a 58.119,32 standard metri cubi orari.

Tra questi otto progetti, per un totale di 18 Mw, fanno capo a Bioenerys, la società controllata al 100% da Snam che si occupa di biometano con l’obiettivo di sviluppare il mercato attraverso l’incremento dei volumi di produzione e per il raggiungimento dei target di decarbonizzazione.

Il gruppo guidato da Stefano Venier svolge un duplice ruolo.

Da un lato, si legge sul Sole 24 Ore, Snam Rete Gas facilita le interconnessioni degli impianti alla rete e, oggi, sono arrivate 183 richieste di allaccio da parte dei produttori per progetti già approvati o presentati in linea con gli obiettivi fissati dal Pnrr e dal Pniec.

Dall’altro, attraverso Bioenerys, sviluppa, realizza e gestisce impianti con focus che va dalla frazione organica dei rifiuti solidi urbani a quello, sempre più strategico, delle materie prime agricola.

Un fronte cruciale, dunque, all’interno del business di Snam che, come previsto dal piano strategico presentato a fine gennaio, punta a investire 400 milioni nella messa in esercizio di impianti per raggiungere una capacità complessiva di 80 Mw e una produzione attesa pari a circa 135 milioni di metri cubi l’anno entro il 2027.

Mentre, alla fine del 2023, il gruppo poteva contare già su una solida piattaforma di 36 impianti operativi in nove Regioni – di cui 10 da Forsu (frazione organica del rifiuto solido urbano) e 26 da risorse agricole – con circa 41 Mw di capacità di biometano e biogas, rafforzando il proprio ruolo di operatore di primo piano su scala industriale.

L’Italia è tra i mercati del biometano in più rapido incremento in Europa: il settore è infatti cresciuto da un impianto nel 2018 a circa 80 impianti operativi alla fine del 2023 con una produzione che si attesta a oltre 550 milioni di standard metri cubi l’anno.

Un’ulteriore spinta allo sviluppo del comparto dovrebbe arrivare, come noto, dal Pnrr che destina a questo tassello 1,92 miliardi di euro.

Risorse che vengono erogate, come detto, a valle di procedure competitive ad hoc – cinque quelle previste nell’arco temporale 2022-2024 (ed eventualmente 2025 e 2026), attraverso la concessione di sostegni in conto capitale (pari al massimo al 40% delle spese sostenute) e incentivi in conto energia (tariffe incentivanti applicate alla produzione netta di biometano).

Nella prima procedura competitiva sono stati assegnati 29.978 standard metri cubi orari, nella seconda 25.881.

Tuttavia, come segnalato più volte dagli operatori e dalle associazioni di settore, non mancano le difficoltà nei meccanismi di accesso perché i produttori lamentano spesso l’impossibilità di arrivare alla procedura competitiva con i requisiti necessari, vale a dire l’ottenimento dell’autorizzazione alla costruzione e all’esercizio dell’impianto.

E questo a causa della farraginosità degli iter burocratici previsti dagli enti locali con il conseguente ritardo nell’ottenimento dei nulla osta necessari.

Senza contare, poi, le frequenti difformità tra la normativa regionale e la pianificazione non in linea con le leggi nazionali ed europee, alle quali si aggiungono poi i problemi collegati al diffuso fenomeno del Nimby che possono ulteriormente rallentare il processo.

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