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Arriva un periodo difficile per Kiev | L’analisi di Paolo Mieli

“Cattive notizie arrivano per Kiev dai risultati delle elezioni europee”.

Così Paolo Mieli sul Corriere della Sera osservando che “la maggioranza schierata a favore dell’Ucraina sostanzialmente ha retto, ma l’avanzata delle destre più estreme ha provocato da noi qualche non lieve scossa sismica e in Russia uno stato di euforia.

Colpisce che lodi e incoraggiamenti (talvolta anche finanziamenti) a partiti inneggianti alle SS vengano da un Paese che, da due anni e quattro mesi, compie quotidianamente stragi al fine di «denazificare» l’Ucraina.

Né tra i sostenitori della causa russa (nel nome della pace, beninteso) c’è qualcuno – magari qualche sincero antifascista – che si scandalizzi di questa esplicita solidarietà a forze che esplicitamente si richiamano all’esperienza hitleriana.

Qualcuno – per dire – di quelli che due anni fa giustamente inorridirono al cospetto dei simboli nazisti tatuati sulle braccia dei combattenti del battaglione Azov o della riabilitazione di Stepan Bandera nell’intestazione di una piazza o una strada.

Ciò che stupisce – sottolinea l’editorialista – è la scarsa sensibilità dei pacifisti nostrani a fronte dell’avanzata di partiti di destra, anche ultras, e la malcelata soddisfazione nel vedere umiliati i leader europei che pochi giorni fa hanno celebrato gli ottant’anni dallo sbarco in Normandia.

Il tutto è accompagnato oltretutto da un auspicio – anch’esso esplicito – a che l’altro personaggio presente in Normandia, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden, perda le elezioni di novembre a vantaggio dell’avversario Donald Trump.

Trump che, lui sì, saprebbe trovar la «pace» in quattro e quattr’otto.

Non osiamo neanche immaginare in quali condizioni per Zelensky e per coloro che hanno combattuto fino ad oggi per l’indipendenza e l’integrità territoriale del loro Paese.

Da questo quadretto, traiamo la lezione che l’Europa (quel che, dopo le elezioni, resta in piedi dell’Europa) ha quattro mesi di tempo – da qui a novembre – per mettersi in regola con sé stessa.

Così da trovarsi quando si terranno le consultazioni presidenziali negli Stati Uniti (e c’è ancora qualche ragione di essere ottimisti) pronta a fare la propria parte.

Fino in fondo.

E – conclude – potrebbe anche venirne fuori qualcosa di buono, oltre che per l’Ucraina, per l’Europa stessa.

Vale a dire per il nostro futuro”.

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