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[I dati] Il settore lusso è già risorto. Ecco perché è stato il primo ad entrare in crisi con il Covid ed il il primo a riprendersi

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Il primo a piegarsi e il primo a riprendersi, più in fretta degli altri. Il settore lusso guarda con un certo ottimismo ai prossimi mesi, anche se il ritorno ai livelli pre-pandemia non avverrà prima della metà del 2022. Questa la stima di Altagamma, secondo cui si sta già avvertendo un sentiment generale positivo. La ripresa è legata fondamentalmente a due fattori: l’esplosione del digitale e il mercato cinese, da qualche anno traino del settore e ora “ciambella di salvataggio” di aziende ancora alle prese con il Covid.

Il 2020 si è chiuso con una flessione stimata tra il 20 e il 23% ma con differenze settoriali: l’abbigliamento è quello che ha più risentito degli effetti dell’emergenza sanitaria. Secondo i dati di Confindustria Moda, il calo del giro d’affari si è attestato al 26% rispetto al 2019; nei primi mesi del 2021 la contrazione era a -18,4% e nel secondo trimestre 2021 dovrebbe fermarsi a -10%. Ma si vedono schiarite all’orizzonte: Confindustria Moda confida in un recupero prima del terzo trimestre del 2021 e in una decisa accelerazione nel quarto. Il Consensus Altagamma indica per il 2021 una crescita a doppia cifra in tutti i comparti, mediamente del 14%, con il consolidamento del retail digitale (+22%).

La crescita maggiore è per la pelletteria (+16%), per cui si prevede un sostanziale ritorno ai livelli 2019. Positive anche le previsioni per la cosmetica (+15%). Meno dinamici abbigliamento e calzature (+14%) e gioielli e orologi (+12%). Molto bene è andato, durante l’anno di restrizioni, il design, che dovrebbe proseguire il trend: restando confinati nelle mure domestiche, i consumatori hanno sviluppato un’attenzione maggiore alla casa e agli oggetti di arredamento. La nautica, appannaggio della clientela al vertice della piramide del luxury, è andata a gonfie vele: lo yacht è un’isola felice covid-free e permette libertà movimento.

L’alimentare ha registrato un andamento frammentato: a fronte del crollo della domanda proveniente dalla ristorazione, è aumentato molto il consumo casalingo, con acquisti di vini di alta gamma sul mercato online e di alcolici nella grande distribuzione, per quanti si sono sperimentati novelli barman in famiglia. Nell’insieme, il canale online ha raddoppiato il suo peso (dal 12% nel 2019 al 23% nel 2020), grazie soprattutto a quello diretto dei brand del lusso, alla performance registrata in Asia e alla forte crescita di categorie quali le scarpe e i cosmetici. La stima di Altagamma è che al 2025 peserà più del 30% del valore di mercato.

Ora quindi le speranze sono affidate ai mercati asiatici ma anche agli Usa, dove i consumi stanno riprendendo rapidamente: i segnali – spiega Altagamma – sono incoraggianti, gli americani vogliono tornare a spendere. La ripresa è stimata nell’ordine del 12%. Un cauto ottimismo vi è tra gli imprenditori anche per il mercato europeo, che non è mai crollato veramente ma sta risalendo con moderazione e dovrebbe segnare +11% nel corso dell’anno.

Gli occhi sono comunque puntati sui cinesi, primi consumatori mondiali del lusso: i loro acquisti, calati solo moderatamente nel 2020, sono previsti crescere del 20% nel 2021, contando su almeno un parziale ritorno agli spostamenti al di fuori del Paese. Molti brand lavorano normalmente già da mesi: Bulgari, ad esempio, aveva riaperto i punti vendita in Cina (tranne quello di Wuhan) già a fine di marzo 2020. Altagamma stima l’entrata di nuovi consumatori nel target lusso e un buon dinamismo delle donne.

A livello mondiale, anche il lusso guarda alla campagna vaccinale: una ripresa consolidata non può che dipendere dalla sicurezza sanitaria, dall’apertura dei punti vendita e dal ritorno del turismo. Ma l’online non fermerà la sua corsa: secondo la società di consulenza Bain & Company, vi sarà una sempre più ampia migrazione dei brand del lusso sulle piattaforme digitali. Lo scorso anno la quota dell’online nel mercato dei personal luxury goods è passata dal 12% a circa il 23%, uno share che probabilmente supererà quota 30% entro il 2025.

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