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Alessandro Garrone, vice-presidente Erg: “Abbiamo fatto un gran balzo in avanti nel green”

Erg è diventato al 100% rinnovabile e adesso vuole crescere negli Stati Uniti tramite Apex.

Se si chiedesse a qualsiasi operatore di mercato dell’energia di indicare la società che ha compiuto il più grande salto per trasformare la sua storia, con alte probabilità risponderebbe Erg.

Il gruppo ligure solo un quindicennio fa era una società dell’oil e praticamente solo italiana, ma nel tempo ha saputo guardare all’evoluzione del mondo, diventando un’azienda di energia rinnovabile pura, con eolico e solare, presente in nove Paesi in Europa e ora anche con un piede Oltreoceano.

Una sfida, quella della sostenibilità, che si può dire vinta a tutti gli effetti.

Prova ne sia la presenza, per il secondo anno consecutivo, nella classifica Global 100 most sustainable corporations in the world, pubblicata dalla società canadese Corporate Knights, che valuta a livello mondiale circa 7 mila società quotate.

Il gruppo delle famiglie Garrone-Mondini è balzato al 28° posto nel ranking 2024 (dal 54° del 2023), posizionandosi poi al terzo nel settore globale Power generation e al primo in assoluto tra le imprese italiane presenti.

«Un risultato straordinario che ci rende orgogliosi perché premia la sostenibilità, un tema sul quale lavoriamo alacremente e non solo guardando al nostro cambio di business, ma per l’attenzione che poniamo su tutti i temi Esg», spiega a MF-Milano Finanza, Alessandro Garrone, vice presidente esecutivo di Erg.

Il gruppo punta su quattro macro pilastri: il pianeta, le persone di Erg, le comunità locali e la governance.

Sono nate così, fra le altre, iniziative come la Erg Academy, che mira a formare le persone di Erg sui valori e la cultura del gruppo e avere anche un occhio all’esterno verso le scuole, così come anche l’impegno a destinare l’1% dei ricavi a livello consolidato alle comunità in cui il gruppo è presente tramite i propri asset Un impegno che non prescinde, però, dai successi inanellati nel 2023: dalla vendita dell’impianto di Priolo Gargallo, «un momento epocale che ha rappresentato il passaggio definitivo a operatore 100% rinnovabile», fino all’ingresso nel mercato Usa.

«Ci lavoravamo da circa un anno e inizialmente eravamo leggermente titubanti perché, nonostante la nostra presenza in Europa, il passaggio in un altro Continente non è mai banale», rivela Garrone, sottolineando che «gli Stati Uniti sono sì un Paese con una certa stabilità politica ma nel campo delle rinnovabili hanno regole e un mercato dell’energia diversi da quelli a cui siamo abituati in Europa».

Anche per questo è stato scelto un partner importante come Apex per crescere nel mercato.

Il deal ha visto Erg entrare in possesso di 317 Mw e un accordo di cooperazione per sviluppare un portafoglio fino a 1 Gw di progetti in diversi stati di avanzamento.

A tal riguardo, specifica Garrone, «valuteremo se e quali progetti acquisire, ma sicuramente ci muoveremo anche su altri fronti perché l’America ora è diventato il mercato in cui vogliamo crescere e in cui avere una posizione importante relativamente alle nostre dimensioni».

Nel complesso, l’obiettivo del gruppo delle rinnovabili è quello di continuare a crescere di dimensioni e sfruttare al meglio la diversificazione attuata negli anni in termini geografici.

La crescita del portafoglio di Erg continuerà anche nel 2024 anno in cui il gruppo consoliderà il proprio posizionamento nelle attuali geografie come avrà modo di evidenziare nel nuovo piano al 2028 che verrà presentato entro il primo semestre di quest’anno.

A seguito delle ultime acquisizioni il gruppo delle rinnovabili raggiungerà i 3,6 Gw di capacità installata, con una forte presenza in Italia e Francia, soprattutto nell’eolico, e con buone prospettive in Germania.

«La Spagna è il Paese su cui puntiamo a crescere nel solare e dove abbiamo più di 1 Gw di pipeline su cui stiamo lavorando a cui si affiancano poi il Regno Unito, la Polonia e la Svezia, spiega Garrone.

Dunque, chiosa il vice presidente esecutivo e azionista, «non si può escludere a priori che estenderemo la nostra presenza in altri Paesi» e che, per esempio, dalla Spagna ci si possa allargare al Portogallo.

Del resto, saranno vagliate le opportunità interessanti che si possano presentare davanti.

Leggermente diversa potrebbe essere la strategia in termini di tecnologia da sviluppare.

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